«Piero de' Medici un'invernata che e' nevicò in Fiorenza assai, gli fece fare di neve nel suo cortile una statua, che fu bellissima». È Vasari che parla, e l'autore del più strepitoso pupazzo di neve di tutti i tempi è nientemeno che il giovane Michelangelo. La statua fu probabilmente plasmata il 22 gennaio del 1494, quando nevicò per oltre dodici ore con il risultato di paralizzare per giorni la vita della città (e non stentiamo a crederlo). Allora il Buonarroti aveva diciannove anni, e secondo i suoi primi biografi proprio la riuscita del divino pupazzo convinse Piero a riprenderselo in casa: una casa dalla quale l'artista era uscito nell'aprile del 1492, alla morte dell'amatissimo Lorenzo il Magnifico, padre di Piero e quasi secondo padre per Michelangelo stesso. Ma cosa raffigurava quell'effimera statua? Proprio nei mesi del pupazzo, Michelangelo stava terminando una delle opere la cui perdita è più dolorosa: un Ercole di marmo alto quasi due metri e mezzo. È stato scritto che si trattava del «suo primo grande saggio di statuaria all'antica»: un capostipite della famiglia di colossi di marmo che abiterà per sempre l'immaginazione dello scultore e che solo dopo un lustro prenderà forma nel David. Quell'Ercole finì in Francia, nei giardini di Fontainebleau, da dove scomparve misteriosamente nel primo Settecento. Si è dunque supposto che il pupazzo fosse proprio un Ercole, una delle tante figure chiamate, dal mito biblico e da quello classico, a rappresentare la Florentina libertas, e che dunque i Medici ambivano a far proprie. Ma in verità dobbiamo riconoscere che probabilmente non sapremo mai quale fosse il soggetto di quel capolavoro di neve. E allora la fantasia può un poco correre, fino ad immaginare che Michelangelo prendesse spunto dall'opera che abitava il cortile di Piero de' Medici: in quel momento, infatti, al centro della corte progettata da Michelozzo svettava il David bronzeo di Donatello. Perché dunque non sognare che il giovane Michelangelo si confrontasse con Donatello, il più importante fra i suoi maestri ideali, plasmando nella neve un Golia? Certo, l'eroe israelita di bronzo poggia già il piede sulla testa del filisteo sconfitto, ma in un'effimera messa in scena Michelangelo poteva utilizzare ancora le regole medievali della narrazione per immagini, dove lo stesso personaggio compariva più volte, ad incarnare momenti diversi del racconto. E c'è da credere che la figura del gigante Golia esercitasse un certo fascino su uno scultore chiamato ad intepretare come nessun altro il sogno umanistico di realizzare un colosso di marmo che rivaleggiasse con quelli antichi. Di tutto questo ben presto non rimase nulla, anche se affacciandosi in questi giorni in quella corte imbiancata (nel palazzo oggi Medici Riccardi in Via Cavour) è impossibile non sentire il fascino del perduto gigante di neve. E del resto anche oggi può succedere che i 'Michelangelo' svaniscano come neve al sole: qualcuno sa dire, per esempio, che fine abbia fatto il Crocifisso ligneo che esattamente due anni fa (il 21 dicembre 2008) il ministro Bondi presentava trionfalmente agli italiani dallo studio del Tg1? Tomaso Montanari
Anche Michelangelo fece il suo pupazzo
Il testo descrive un episodio storico in cui Michelangelo, all'età di 19 anni, creò una statua di neve nel cortile di Piero de' Medici a Firenze. La statua, probabilmente un Ercole, fu creata durante un inverno particolarmente freddo e nebbioso, e fu apprezzata tanto da Piero che convinse il giovane artista a tenersela. Tuttavia, la statua scomparve nel corso del tempo e il suo soggetto è ancora oggi sconosciuto. Il testo suggerisce che la statua potrebbe essere stata un Ercole, ma anche che potesse essere stata un Golia, un personaggio della Bibbia che era stato rappresentato in bronzo da Donatello.
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