La casa con i libri e i manoscritti di Alda torneranno nell'ex tabaccheria lungo il naviglio a decisione finale confidata da Finazzer alla figlia della poetessa Finale con sorpresa nella serata di gala a Palazzo Reale per la presentazione della mostra dedicata a Mimmo Rotella e Alda Merini, «Ultimo atto d'amore». Durante i saluti, presenti Roberto Formigoni e gli assessori alla Cultura del Comune Massimiliano Finazzer Flory e della Regione Massimo Buscemi, Finazzer ha avvicinato Barbara Carniti, figlia della poetessa milanese, per comunicarle, quasi sottovoce, che la casa museo dedicata alla madre sarebbe ritornata nella ex tabaccheria di via Magolfa. «È una notizia di oggi - confidava l'assessore alla figlia di Alda abbiamo raggiunto l'accordo anche con il benestare di Letizia Moratti». Finazzer Flory ha poi confermato la notizia: «Il Museo per Alda Merini aprirà le porte il 21 marzo prossimo nel sito che avevamo già in origine individuato, i locali di Via Magolfa». Su quello spazio era nato un contraddittorio tra assessorati, quello della Cultura appunto e quello per lo Sport e il Tempo libero. Alan Rizzi aveva fatto valere la sua prelazione sulla vecchia tabaccheria già destinata da tempo a un gruppo giovanile. Veniva così scelta come sede alternativa la biblioteca di Via Gola. Ma il «giallo» del museo non era ancora arrivato al capitolo finale, l'altra sera la rivelazione. Le affermazioni di Finazzer sono state chiare: «La sede della casa museo grazie alla disponibilità del sindaco e alla comprensione dell'assessore Alan Rizzi torna ad essere l'ex tabaccheria. E' il luogo giusto per ricreare la casa della poetessa milanese, suggestivo perché spirituale, a un passo dal suo Naviglio e capace di ospitare degnamente la sua anima». L'assessore ha spiegato anche che «nello spazio al piano superiore verrà creato l'Atelier della parola" un laboratorio dedicato ai giovani, dove si potrà imparare a costruire, smontare e rimontare le parole e a fare poesia». Una storia a lieto fine? Questa volta pare proprio di sì, visto anche il suggello del sindaco Moratti. Con buona pace di Alda Merini, che amava i «gialli» e le sigarette, questa volta ha avuto sia la sua dose di suspence sia la sua tabaccheria. La notizia è arrivata proprio all'apertura della mostra su Merini e Rotella, una composizione multimediale fatta di fotografie, filmati storici, registrazioni inedite ma anche di opere in lamiera di grande formato, in un girotondo di contributi che i due artisti hanno lasciato ai posteri. Percorrerla è come navigare nel loro genio, scoprire il loro mondo parallelo, con Rotella che ha ridisegnato, attraverso i suoi manifesti strappati e ridipinti, i caratteri di un conformismo sociale da cui fuggire, nel segno della sua passione primaria: le pellicole, il cinema, quel mistero di immagini e movimento che ha contraddistinto le sue opere e con Alda Merini che invece ha tradotto in versi l'immaginario collettivo, tra disperazione e ironia, per ritrovare spiragli di senso alla vita. L'immagine diventa poesia e la poesia diventa immagine: lacerazioni su tela e lacerazioni dell'anima tradotte in parole. E questo il senso che accomuna Merini e Rotella. Il significato della mostra è il susseguirsi di sensazioni, tra regola e follia. Sono due artisti, Rotella e Merini, che hanno in comune un senso estraneo, eppur presente, ai canoni del reale e del quotidiano: incontrano la bellezza e la morte indifferentemente, facendone suffragio per il mondo che attonito si sofferma ai margini dell'esistenza. Magia di questa mostra è poi il percorso di suoni, luci, immagini in cui ci si immerge, grazie alla maestria di un ispirato Pier Paolo Venier, che ha progettato l'evento, con Spirale d'Idee, e la curatela di Renato Barilli e Giuseppe Zaccaria.