Povera Pompei, nell'occhio del ciclone e sotto i riflettori impietosi dei grandi media mondiali. Stavolta è il «New York Times» a sparare a zero con un reportage. «Gli Scavi che crollano - scrive - sono la metafora dell'instabilità politica italiana». E i progetti? «Adottare cani o organizzare tour in bici». Il NY Times attacca la gestione degli Scavi NAPOLI - Dal Giappone sono giunti altri due inviati speciali, con qualche giorno di anticipo sull'insediamento della nuova soprintendente, Teresa Elena Cinquantaquattro, 46 anni e, a detta degli addetti ai lavori, una delle massime esperte di archeologia in Italia. Il ministero l'ha nominata per tentare di porre rimedio a una situazione di sfascio totale di uno dei siti più importanti e conosciuti del mondo. Il 13 dicembre scorso il «New York Times» ha dedicato un lunghissimo reportage sugli Scavi a firma dell'inviata Elisabetta Povoledo. Parole durissime che non nascondono l'allarme per il futuro di quello che viene definito uno dei patrimoni dell'umanità. «Il collasso di Pompei - si scrive - è la metafora dell'instabilità politica dell'Italia e rappresenta l'incapacità del Paese di difendere il proprio patrimonio culturale». Il giornale poi parla degli ispettori dell'Unesco inviati nel sito archeologico e di come presenteranno una relazione alla Conferenza di giugno in Bahrain. E poi una serie di accuse sui concerti estivi che hanno «portato a lavori di rifacimento molto controversi», fino alle guide illegali e ai turisti a cui viene sbattuta la porta in faccia spesso per rivendicazioni salariali. «I progetti per migliorare il sito? Adotta un cane o gli scavi in bici», ironizza il New York Times. Non è che ci facciamo una bella figura a livello mondiale, anzi. L'inchiesta che attualmente sta tentando di riportare un po' d'ordine in quello che è successo a Pompei, ha ancora molti punti da chiarire. Domani negli Scavi arriverà l'esperto inviato dalla Procura di Torre Annunziata per accertare le cause che hanno portato al crollo della Schola armaturarum e della casa del moralista. I nove avvisi di garanzia emessi la settimana scorsa sono stati inviati, tra gli altri, anche ai responsabili dei lavori del rifacimento del tetto della Schola eseguiti nel 2009. Coinvolti anche Pietro Giovanni Guzzo, ex soprintendente, e il direttore degli Scavi Antonio Varone. Sarebbero stati loro ad appaltare i lavori. Ma qui c'è il primo punto oscuro della vicenda. Nella nota si dice che i lavori della Schola «furono fatti nella gestione precedente al commissariamento voluto dal ministro per i Beni culturali Sandro Bondi». In realtà il bando di gara per il «restauro e la manutenzione coperture Reginoni III -IV - V - IX (i quartieri di Pompei)» fu emesso nel dicembre del 2008. E venne firmato dall'allora commissario delegato Renato Profili. L'annuncio dell'aggiudicazione dei lavori arrivò qualche giorno dopo, il 21 gennaio del 2009. Anche questo a firma del commissario delegato. Ovviamente Profili era alle dirette dipendenze del Ministero dei Beni culturali e quindi di Bondi. Durante il suo «regno» il soprintendente Guzzo continuò ad operare e ci fu una gestione a due teste che provocò molte polemiche. Fino al primo marzo 2009 quando Bondi inviò Marcello Fiori, dirigente generale della Protezione civile. Fiori era, all'epoca, anche impegnato in Campania per la realizzazione del termovalorizzatore di Acerra e quindi, dopo il terremoto dell'Aquila per l'organizzazione del G8 presso la scuola della Guardia di Finanza. Insomma il filo che lega Pompei ai Beni Culturali e a Bondi non è affatto interrotto. Dopo gli avvisi di garanzia il ministro ha detto: «Noi attendiamo fiduciosi che l'inchiesta faccia il suo corso, non c'e' nessuna nostra preoccupazione al riguardo, siamo soltanto convinti, anche alla luce di questa indagine in corso, di avere fatto bene a commissariare il sito archeologico».