C'è un accordo tra un privato e il Comune di Napoli. Il Comune concede gli spazi pubblicitari e il privato li utilizza per sé e per finanziare il recupero della malandata Chiesa di Portosalvo. Accade invece che il privato incassi e la chiesa rimanga esattamente com'era prima. A conti fatti, la società che ha potuto utilizzare i pannelli a copertura della chiesa ha incassato dal 6 aprile del 2009 a oggi circa 100 mila euro al mese, più di 1, 5 milioni in totale. La denuncia. Accordo con il Comune sul restauro Portosalvo, lavori bluff ma la ditta incassa 1,5 milioni di pubblicità. Centomila euro al mese da un anno e mezzo NAPOLI - Centomila euro al mese. E' quanto può incassare la Impredcost affittando gli spazi pubblicitari sulle quattro facciate della Chiesa di Santa Maria di Portosalvo, in via Cristoforo Colombo. Un bel gruzzolo di soldi che la società presieduta da Gennaro D'Elia ha avuto l'opportunità di intascare da oltre un anno e mezzo, ovvero da quando, il 6 aprile del 2009 ha sottoscritto un accordo con il Comune di Napoli, la Curia Arcivescovile e la Soprintendenza ai Beni architettonici con il quale si impegnava a restaurare la chiesa monumentale a costo zero. Ebbene, quando siamo ormai quasi prossimi alla scadenza dell'accordo (aprile 2011) i lavori ancora non sono stati avviati. Intanto, però, potenzialmente la Impredcost ha potuto guadagnare una cifra vicina al milione e mezzo di euro sfruttando le facciate della parrocchia di Portosalvo, conosciuta da tutti come la chiesa dei marinai, che ancora conserva al suo interno una tela di Battistello Caracciolo, collocata nello splendido soffitto ligneo a cassettoni. L'intervento. come si lene nel «Progetto di restauro e risanamento conservativo delle facciate della chiesa di Santa Maria di Portosalvo», doveva essere interamente finanziato attraverso le sponsorizzazioni che la Impredcost avrebbe fatto installare proprio sull'edificio religioso erette nel 1554. Il compito di stabilire il costo dei maxi-tabelloni fu affidato alla City Outdoor srl che quantificò l'affare: 100mila euro al mese per la pubblicità sulle quattro facciate dell'edificio religioso. Nel dettaglio, la facciata grande di via Colombo costa 50mila euro, quella più piccola 25mila euro, quella su via Marina 40mila euro ed infine quella che dà su piazza Bovio solo 15mila euro. Tanti ed illustri gli sponsor che si sono alternati sulle facciate della chiesa: tra questi figura anche l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli che ha acquistato lo spazio per una striscia che pubblicizza il Forum delle Culture del 2013, e che - ironia della sorte - spende soldi pubblici per contribuire al restauro di un monumento cittadino senza accorgersi, però, che la spesa è a vuoto, inutile, visto che il restauro non c'è. Insomma, la Impredcost, che di recente ha cambiato denominazione mutando nel ben più altisonante «Grandi progetti», finora ha solo incassato fior di quattrini grazie all'affare Portosalvo, senza avviare l'intervento di recupero della chiesa nonostante nel contratto sottoscritto il 6 aprile del 2009 fosse specificato che i lavori sarebbero dovuti partire entro sessanta giorni dall'ottenimento delle autorizzazioni, arrivate nel giro di poche settimane. Del resto, se non avesse avuto il placet di Comune e Soprintendenza, la Impredcost non avrebbe potuto far installare le impalcature sulle facciate della chiesa di Santa Maria di Portosalvo, successivamente coperte dai tabelloni pubblicitari. Eppure da oltre un anno e mezzo a questa parte nel cantiere fantasma di via Colombo non s'è visto nemmeno un operaio. Ad eccezione di quelli che ogni volta hanno montato e smontato le pubblicità.
Napoli. Restauro-bluff a Portosalvo
Il Comune di Napoli ha concesso gli spazi pubblicitari alla Impredcost, una società che ha installato maxi-tabelloni sulle quattro facciate della Chiesa di Portosalvo. La società ha incassato circa 1,5 milioni di euro da oltre un anno e mezzo, senza avviare i lavori di restauro della chiesa. L'accordo prevedeva che i lavori di restauro fossero finanziati attraverso le sponsorizzazioni installate sull'edificio religioso. Tuttavia, non sono stati avviati i lavori di restauro e la chiesa rimane ancora in cattivo stato. La società ha utilizzato gli spazi pubblicitari per finanziare i propri affari, senza contribuire al restauro della chiesa.
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