I Carabinieri hanno rinvenuto numerosi reperti, risalenti al VI-IV secolo avanti Cristo, nella zona di Scrimbia dove sorgeva l'antica città greca Statuette e anfore appese alle pareti di un cunicolo scavato in un garage di uno stabile a due piani VIBO VALENTIA La galleria, la seconda trovata nell'arco di dieci anni, era stata realizzata nel pieno centro cittadino di Vibo Valentia. Come avvenuto nel 2000, anche questa volta una botola nel pavimento di un garage, garantiva il passaggio nelle viscere della terra, diretto al cuore della stipe votiva del grande santuario Greco di Scrimbia. Una zona archeologica dove forse più di ogni altra si è concentrata negli anni l'attività dei tombaroli. Per raggiungere l'area, che rientra nel perimetro del parco archeologico di Vibo Valentia, era stata realizzata, alla profondità di dieci metri, una galleria lunga circa 40 metri dotata non solo di un accurato sistema di ponteggi per impedire crolli, ma anche di un sistema di aerazione e di una idrovora per eliminare l'acqua. All'interno del lungo cunicolo sono stati rinvenuti e sequestrati dai carabinieri e dagli speleologi centinaia di sacchetti contenenti terra frammista a frammenti di reperti, mentre quasi l'intera galleria era disseminata di reperti archeologici vari, tra cui molte statuette votive fittili e anfore. Inoltre tra i reperti trafugati - presumibilmente destinati al mercato svizzero e tedesco - sono stati rinvenuti, in buono stato, una mela cotogna votiva in ceramica e un osso, anch'esso votivo. Ma il pezzo più interessante trafugato dall'area sacra di Scrimbia è rappresentato da un frammento di un vaso decorato a figure rosse. Ciò fa slittare, infatti, al IV secolo a. C. la frequentazione dell'area sacra la cui attività finora era stata datata tra il VI e V secolo a. C. Parte del materiale sequestrato, prelevato dalla stipe votiva di Scrimbia - tra cui anche frammenti di vernice nera di importazione Attica e di anfore provenienti dall'Oriente Greco - è stato rinvenuto dai carabinieri all'interno di un appartamento al primo piano di uno stabile. Da qui una botola dotata di scala in ferro consentiva l'accesso al garage da dove poi i tombaroli ne imboccavano una seconda (larga 85 centimetri) per portarsi a dieci metri di profondità. Un lavoro che - secondo quanto evidenziato dal procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnolo, dal cap. Raffaele Giovinazzo (Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza) e dal magg. Vittorio Carrara (Reparto operativo Vibo) - è stato condotto nell'arco di sei mesi. E considerati i materiali impiegati per mettere al sicuro dai crolli la lunga galleria - realizzata nel centro cittadino - appare davvero molto strano che nessuno si sia accorto di nulla. Inoltre non si esclude che i lavori sotterranei, che interessano le fondamenta di un fabbricato oltre che la strada (via Alcide De Gasperi), possano aver intaccato la stabilità dell'edificio e delle altre zone che attraversano. Un aspetto quest'ultimo che i carabinieri stanno valutando con l'Ufficio tecnico comunale. Al contempo una persona è stata denunciata a piede libero. L'attività investigativa, comunque, non si è conclusa con il sequestro dell'ingente quantità di reperti e la denuncia, ma tende a ricostruire la rete - si tratta di una vera e propria organizzazione - che si muove dietro ai tombaroli. «Ci troviamo di fronte a una vicenda che ha dell'incredibile - ha commentato il procuratore Spagnolo - perché non è possibile realizzare in pieno centro uno scavo di questa portata. Sembra quasi che la società attuale voglia suicidarsi cancellando il suo passato».