Il circuito archeologico di Roma è il più visitato e ha incassato da solo 30 milioni di euro In epoca di tagli, c'è sempre più fame di mostre, d'Italia spettacolo, editoria. La cultura si mangia. E sfama non solo l'anima. E' una tavola imbandita, caffè compreso. A Roma, poi, si serve anche l'antipasto e il dessert: nove su trenta dei monumenti più visitati in Italia si trovano nella provincia di Roma; il circuito archeologico "Colosseo, Palatino e Foro" è il più visitato in Italia e nel 2009 ha portato in cassa più di 30 milioni di euro. Nutre come un buon piatto di trippa alla romana. Il 45 per cento delle produzioni italiane di teatro e di danza sono targate Lazio (abbacchio a scottadito); quasi il 60 per cento dei 1.567 milioni fatturati dalle imprese italiane di audiovisivo provengono da Roma e Lazio (carciofi alla giudia); il 16 per cento degli editori italiani è tra Roma e hinterland. Ingredienti di tradizione millenaria per un pubblico che dimostra un notevole appetito. E non solo in città dove i frequentatori dei musei statali sono aumentati del 30 per cento e quelli del circuito museale civico del 51 per cento. L'aria buona della provincia ha moltiplicato anche i visitatori delle collezioni fuori porta: più 54 per cento. Ma sono in aumento anche la produzione libraria, i prestiti nelle biblioteche, gli ingressi all'Archivio di Stato. Insomma, sono insaziabili questi romani: la fame di cultura negli ultimi dieci anni è cresciuta del 30 per cento. E con 64 istituti statali, 160 non statali, 824 biblioteche, 83 festival l'anno, la Regione diventa l'ombelico d'Italia. Almeno secondo i dati emersi dall'indagine "Cultura, impresa e territorio", condotta da Federculture con il contributo della Camera di Commercio di Roma e presentata ieri insieme con il progetto di un nuovo osservatorio per monitorare l'impatto sull'economia del territorio. Uno studio appoggiato anche dal direttore della Fondazione Romaeuropa Fabrizio Grifasi, dall'amministratore delegato dell'Auditorium Carlo Fuortes, dal direttore dell'Azienda Palaexpo Mario De Simoni, dal presidente di Zetema Francesco Marcolini. E dai primi "assaggi" si assapora un'azienda cultura più florida che mai. Tra Roma e Lazio si va al cinema, ai concerti e al teatro più che nel resto d'Italia e nonostante la crisi il volume d'affari è cresciuto del 15,6 per cento tra 2008 e 2009 e l'offerta di spettacoli guadagna un più 11,3 per cento. Sono aumentati i prestiti nelle biblioteche, gli ingressi all'Archivio centrale e di Stato e all'Archivio capitolino. E di pari passo sono aumentati anche gli impiegati nel settore cultura: nel Lazio sono il doppio rispetto alla media italiana. Tanti e affamati. Come gli ospiti di una grande abbuffata prima di venire messi a dieta. I tagli dalla Finanziaria imporranno alle cucine un menu povero (pane e olio, fagioli e rognone) e i commensali fanno scorte prima del razionamento, sperando che il tintinnio delle posate suoni come una marcia di carica per chi si accinge a ridurre le portate a un piatto unico. I fondi per il ministero dei Beni culturali negli ultimi 5 anni sono scesi del 30 percento, mentre quelli del Fondo Unico dello Spettacolo del 40: per un totale di oltre un miliardo di euro tra Stato, regioni ed Enti Locali. «In una fase di crisi economica, la valutazione dell'impatto della cultura sull'economia assume un'importanza strategica. spiega Roberto Grossi, presidente di Federculture -. E' in questo quadro che,si inserisce il progetto della creazione di un osservatorio permanente per studiare politiche e strategie precise per non arretrare. E richiamiamo le istituzioni pubbliche a tener presente questi dati prima di decidere come e dove tagliare».