Arch. Carlo Minelli Presidente dell'Istituto Mnemosyne per la Salvaguardia del Patrimonio Storico Brescia Sono sorpreso che, per i recenti crolli storici, si proponga la sfiducia dell'attuale Ministro dei Beni e delle Attività Culturali. Come se il problema della salvaguardia dei beni storico-artistici si risolvesse cambiando Ministro. Tutti sappiamo, al contrario, che il problema ha origini lontane e la responsabilità non può ricadere su un singolo individuo. Tale traumatico evento dovrebbe favorire una riflessione approfondita che metta in discussione l'intera strategia relativa alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico basata esclusivamente sull'intervento di restauro ritenuto toccasana risolutivo. Sono convinto, infatti, che sia molto più utile incominciare, finalmente, a far crescere la cultura della conservazione preventiva che affianchi e influenzi quella del restauro in modo tale da sostituire alla logica dell'intervento emergenziale post factum a guasto avvenuto la logica manutentivaconservativa dell'intervento leggero e frequente e scientificamente fondato. Molto più saggio, ad esempio, sarebbe suggerire al Ministro Bondi di riprendere e applicare i dettati del «Protocollo d'Intesa Stato-Regioni» sottoscritto il 12 Maggio 1983 dall'allora Ministro dei Beni Culturali, Nicola Vernola, e dal rappresentante delle Regioni, Marco Mayer, Assessore alla Cultura della Regione Toscana. Quel protocollo, rimasto inattuato per insipienza del Ministero e delle Regioni, prevedeva «la istituzione sperimentale dei centri regionali di documentazione e di laboratori regionali perla formazione degli addetti alla conservazione». Se (come proponeva l'allora Direttore dell'Istituto Centrale del Restauro, Giovanni Urbani, che ne aveva redatto il testo) quel «Protocollo» fosse stato attuato, molti dei guai degli anni successivi si sarebbero potuti evitare pur senza «spettacolari» (e sempre più onerosi) ori-restauri». In particolare, sarebbero stati sviluppati continuativi processi di manutenzione, che, oggi, tutti invocano. Peraltro trascurando che ne sono scomparse le competenze e le conoscenze (a cominciare da quanto attiene la compatibilità dei materiali e, soprattutto, dei processi esecutivi attivabili su antichi manufatti). Non posso tacere, infine, che proprio sulla base dei dettati di quel «Protocollo d'Intesa», l'Istituto Mnemosyne ha elaborato da tempo il progetto per l'istituzione, in ogni Provincia, di un apposito «Centro di Assistenza Scientifica per l'Arte». Delle qualità di questa nuova C.a.s.a. della durabilità dell'arte ha riferito anche il n. 78 (Aprile-Giugno 2010) di Kermes, la prestigiosa rivista fiorentina edita da Nardini, e dell'importanza della prevenzione ne parliamo con assiduità nella rubrica significativamente intitolata «Prevenire conviene» presente il secondo giovedì del mese su questo giornale. Non sarà possibile che possa esserci qualche parlamentare che davvero elabori una proposta che imponga al Ministero di dare esecuzione a impegni assunti più di trent'anni fa?