Scala. Lissner contro i tagli: difficile superare il 2011 Il sovrintendente preoccupato per il taglio ai contributi del 2011 ma «la programmazione non cambia» L'ATTESA. DOMANI IL GOVERNO VARA IL MILLEPROROGHE LA SCALA DOVREBBE RIAVERE I CINQUE MILIONI TAGLIATI: COSÌ IL BILANCIO SARÀ IN PAREGGIO LA MINACCIA. TRATTATIVE CONTINUE IN VIA FILODRAMMATICI PER FAR RIENTRARE LA DICHIARAZIONE DI SCIOPERO DELLA CGIL PER IL 28 DICEMBRE LO STALLO. IERI IL CDA AVREBBE DOVUTO ESAMINARE IL PRECONSUNTIVO DI BILANCIO: NON L'HA FATTO PERCHÉ MANCANO CERTEZZE SUL FUS 2010 «La Scala è come la Ferrari». Cioè un'icona dell'Italia in giro per il mondo. Tra qualche giorno, però, il Piermarini potrebbe avere qualcos'altro in comune con la casa di Maranello: il rosso... di bilancio. Ieri, il Cda della Fondazione avrebbe dovuto esaminare il pre-consuntivo 2010, ma non lo ha fatto perché al momento non ci sono certezze sulla quota di Fus riservata a via Filodrammatici; entro marzo dovrà, invece, essere ratificato il consuntivo, cioè il documento definitivo di gestione economico-finanziaria dell'ente. Se il Fondo unico per lo spettacolo non sarà reintegrato, il teatro rischia di chiudere l'anno con il bilancio in passivo, condizione mai verificatasi durante la gestione Lissner (in sella dal 2005). Ed è stato proprio il sovrintendente francese a lanciare, per l'ennesima volta, il grido d'allarme: «Alla serata della prima, il presidente Napolitano ci ha detto di guardare avanti, di guardare già al 2012 - ha ricordato il numero uno di via Filodrammatici -. Noi lo faremo, anche se sarà molto difficile superare il 2011». In ogni caso, non bisognerà attendere troppo: domani, infatti, il Consiglio dei ministri approverà il Milleproroghe, decreto legge volto a definire disposizioni urgenti entro la fine dell'anno. Sarà quella una delle ultime occasioni per rimettere mano al Fus 2010: la Scala si attende un reintegro quantomeno parziale di quei cinque milioni tagliati a luglio, senza i quali chiuderebbe certamente il bilancio con il segno «meno»; eventualità che non pregiudicherebbe però il raggiungimento della tanto agognata autonomia, visto che il regolamento ad hoc per le fondazioni virtuose parla di quattro bilanci in pareggio o in attivo nell'ultimo lustro. Discorso diverso, invece, bisogna fare per il 2011: il Fus è fermo a 262 milioni di euro, e alla Scala ne spetterebbero solo 20, cioè 17 milioni in meno rispetto ai due anni precedenti. Ora tocca al ministro per i Beni e le attività culturali, Sandro Bondi, mantenere la promessa di alzare il contributo a 400 milioni, magari rivedendo i capitoli di spesa del suo dicastero. Non è facile. E Lissner ne è consapevole: «E' un momento di difficoltà per tutto il Paese, ma nel settore della cultura siamo molto preoccupati». Del resto, la posizione del sovrintendente al riguardo è sempre stata molto chiara: bene i contributi degli sponsor (che al Piermarini incidono per il 16,4 sulle entrate), ma l'attività di una fondazione lirico-sinfonica non può, e non deve, prescindere dalle sovvenzioni pubbliche. «I privati non possono sostituire lo Stato». Che dovrebbe dare alla Scala «40 milioni di euro ogni anno». E invece potrebbe arrivarne solo la metà. Senza contare che nel 2009 il contribuente Piermarini è in credito con il Ministero dell'Economia, avendo versato ben 39 milioni all'erario contro i 37 incassati in sovvenzioni. In ogni caso, sia il sovrintendente che il vicepresidente della Fondazione, Bruno Ermolli, hanno chiarito a distanza di qualche ora che nessuno spettacolo in cartellone per la prossima stagione sarà cancellato, anche perché la biglietteria continua a registrare il tutto esaurito: annullare le rappresentazioni non farebbe altro che ridurre ulteriormente gli introiti. «La Scala ha una proposta musicale e artistica di grande livello, quindi siamo preoccupati nell'affrontare questo 2011 - ha chiarito Lissner -. Tuttavia, ribadisco che la programmazione e gli spettacoli non verranno toccati: noi vendiamo tutti i biglietti e la generazione di casa, tra l'altro, è importante». A sconvolgere il cartellone potrebbero essere ancora una volta i dipendenti della Scala, in particolare i tecnici di palcoscenico e le rappresentanze sindacali aziendali della Cgil, che hanno proclamato una settimana fa lo sciopero per tutta la giornata di martedì 28 dicembre: sul tavolo, il blocco dei passaggi di categoria, la diminuzione della sicurezza sul lavoro (meno vigili del fuoco) e la continua richiesta di prestazioni extracontrattuali ai lavoratori serali. Dai piani alti di via Filodrammatici si limitano a dire che «ci sono colloqui in corso»: il rischio che possa saltare la settima replica della Valchiria (invenduti solo sedici biglietti) non è stato ancora scongiurato. Sarebbe l'ennesimo colpo al bilancio scaligero, che ha già dovuto far fronte alle mancate entrate da mobilitazioni contro il decreto Bondi. Già, Bondi, il ministro al quale è legato a doppio filo il destino del Piermarini.