Il vicepresidente della Fondazione lancia l'allarme sul teatro Ermolli: senza i fondi statali, passivo fino a 17 milioni Siamo uno dei due marchi italiani conosciuti nel mondo: l'altro è la Ferrari, che è privata MILANO Passata «la prima» i problemi non passano. Il cda di ieri del Teatro alla Scala ha rimandato l'approvazione del bilancio 2010 in attesa di sapere se nel decreto Milleproproghe sarà reintegrato, in parte, il Fondo unico dello spettacolo di quest'anno. La speranza è quella di evitare un passivo. Al termine del cda il vicepresidente, Bruno Ermolli, pur con prudenza ha dichiarato che se saranno confermati i tagli dei fondi del 2010 e del 2011 per la Scala sarà difficile svolgere la propria attività «Ci attendiamo, entro la fine dell'anno, che si capisca quale sarà il contributo dello Stato per il 2010 e ancora di più per il 2011, perché è talmente forte la contrazione prevista del Fus per il prossimo anno che per la Scala sarà veramente difficile svolgere la propria attività se resta tale. Io spero ha aggiunto che ci sia una riflessione sul mondo della lirica e sulla Scala». Per il teatro, se non saranno reintegrati i fondi decurtati da luglio, l'anno si chiuderà in rosso di cinque milioni che nel 2011, con gli ulteriori tagli annunciati, potrebbe salire a 17 milioni «Si tratta di numeri teorici ha sottolineato Ermolli . Spero che ci siano conteggi diversi». Una speranza legata al fatto che «il cda collabora con il governo che, purtroppo, si trova con i frutti della crisi». Certo «la Scala è uno dei nostri due marchi noti nel mondo, l'altro è la Ferrari. Ma la Ferrari è privata mentre la Scala è pubblica e privata, e dobbiamo essere in condizione di darle il massimo sostegno possibile». Anche il consigliere Massimo Ponzellini si è dichiarato fiducioso sul reintegro del Fus: «La Scala se lo merita e arriverà», ha commentato. Ma i rapporti tra Scala e governo, mediazione di Ermolli a parte, non sono così fluidi. Dal 7 dicembre ad oggi l'esecutivo ha avuto altro a cui pensare e si può ritenere che né le dichiarazioni di Daniel Barenboim a inizio serata (il richiamo all'articolo 9 della Costituzione), né la battuta del sovrintendente Stéphane Lissner sul ministro Sandro Bondi («E' assente? Avrà avuto altro da fare») siano state, pur comprensibili, un buon viatico per spianare la strada al reintegro del Fus e all'accelerazione-dei decreti sull'autonomia scaligera. L'auspicata autonomia dovrebbe arrivare in gennaio. «Ma si tratterà di vedere cosa c'è dentro», commentano altri consiglieri. «Se autonomia vuol dire sganciare la Scala dal Fus e ottenere fondi ad hoc cambierà molto, altrimenti poco». Per ora, anche se restassero per il 2011 i meno 17 milioni, non sono annunciati tagli agli spettacoli. «Siamo preoccupati nell'affrontare questo 2011», ha spiegato il sovrintendente Lissner ritirando una donazione da 100 mila euro della società autostradale Milano-Serravalle. «Ma ribadisco che gli spettacoli non verranno toccati: noi vendiamo tutti i biglietti e la generazione di cassa, tra l'altro, è importante. Voglio tranquillizzare tutti che nulla verrà cancellato». I sindacati, intanto, stanno trattando con l'azienda alcuni problemi relativi all'organizzazione del lavoro condizionati anche dai tagli. E la Cgil (non le altre sigle) ha diramato un preavviso di sciopero per il 28 dicembre («Die Walkure»). Ci si prepara, dunque, a un anno difficile, tanto che è praticamente uscito dall'agenda del teatro il restauro della Palazzina di via Verdi. Il progetto di Mario Botta è pronto e già visto dalla sovrintendenza ai Beni architettonici; ciò che manca sono i fondi E, per ora, non si sta nemmeno discutendo di una possibile nomina di Gustavo Dudamel, non a direttore musicale ma a qualcosa che lo ponga su una casella privilegiata dello scacchiere scaligero. Come dire: «primum vivere», poi nominare.
Milano. Alla Scala un 2011 difficile se i tagli saranno confermati
Il vicepresidente della Fondazione del Teatro alla Scala, Bruno Ermolli, ha lanciato allarme sul teatro, affermando che senza i fondi statali, il teatro potrebbe avere un passivo di 17 milioni di euro. Ermolli ha dichiarato che se i tagli dei fondi del 2010 e del 2011 per la Scala saranno confermati, sarà difficile svolgere la propria attività. Il cda della Scala ha rimandato l'approvazione del bilancio 2010 in attesa di sapere se il Fondo unico dello spettacolo sarà reintegrato. Ermolli ha anche espresso la speranza che ci sia una riflessione sul mondo della lirica e sulla Scala.
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