Ambiente Ilaria Borletti Buitoni: poca gente alla cerimonia per il restauro della Fontana, forse diamo fastidio La presidente del Fai: sconvolgente, è ancora nelle stesse condizioni del dopo-sisma Polemica «Insensato che il Fai debba pagare un' Iva identica a quella applicata ai privati» «Sono rimasta sconvolta rivedendo L' Aquila dopo un anno. Si trova nelle stesse, identiche condizioni dell' immediato dopo terremoto. Il centro storico è una città morta, dove restano solo rovine, macerie mute e recintate, nessun intervento decisivo è visibile tranne qualche messa in sicurezza che per paradosso rischia di allontanare anche la prospettiva di un intervento». Ilaria Borletti Buitoni festeggia un anno di presidenza del Fai, il Fondo ambiente italiano. Lei è stata a L' Aquila per il restauro della Fontana delle 99 Cannelle danneggiata dal terremoto. Però questo è un risultato positivo... «L' abbiamo restituita alla città dopo un intervento costato 750 mila euro. Ma mi ha stupito, durante la cerimonia, l' assenza dei cittadini aquilani notoriamente legati a quel loro simbolo. Mi hanno poi spiegato che nessuno li aveva avvisati. E quindi si è insinuato in me un dubbio. Non voglio avanzare illazioni su fatti che non conosco ma....» E quale sarebbe il dubbio che l' ha colta a L' Aquila? «Che il nostro restauro può aver dato fastidio a chi non ritiene prioritaria la ricostruzione del centro storico e non fa nulla per accelerarla perché punta sul consolidamento dei nuovi insediamenti. Ma così L' Aquila veramente muore. In due anni sarebbe stato possibile un lavoro enorme sul centro». Andrea Carandini dice che L' Aquila rischia di diventare la Pompei del nuovo millennio se il centro non verrà recuperato. «Penso che l' intuizione sia giusta. E credo che, in cinque anni, se le macerie rimarranno macerie, lo spirito e l' anima del centro de L' Aquila saranno gli stessi di Pompei». Lei è arrivata a un anno di presidenza Fai. Ottimista o pessimista sulla salvaguardia dei nostri beni culturali? «Pensando alla Fondazione, l' entusiasmo si è decuplicato. Ma la risposta sulla situazione generale dei nostri beni è diversa. Noi abbiamo subito tutto il peso della crisi economica: viviamo di aiuti sia istituzionali che di privati. Credo sempre di più nel valore e nel peso che Fondazioni come la nostra potranno avere nel futuro di un comparto, quello dei beni culturali, straordinariamente prezioso per l' Italia». Lei da anni polemizza sul sistema di tassazione... «E continuo a farlo. Ritengo insensato che una Fondazione senza scopi di lucro né intenti di ritorno commerciale, impegnata in operazioni di restauro e di recupero di beni da restituire alla cittadinanza, venga tassata con un' Iva identica a quella applicata ai lavori decisi da semplici privati per i propri beni. È un atteggiamento miope e insensato. Se è vero che noi privati siamo chiamati a un' azione di sussidiarietà nei confronti di uno Stato che non ha più risorse per la cultura, almeno dovremmo essere messi nelle condizioni di poterlo fare. Il Fai, negli anni, ha raccolto ben 80 milioni di euro e 16 se ne sono andati in Iva pagata durante i lavori. Assurdo, no?». C' è chi polemizza sulla sbandierata presenza dei privati nei beni culturali. Li ritiene un pericolo per la tutela per l' equivoco che può nascere sulla valorizzazione che diventa sfruttamento dell' immagine, e non solo. «La valorizzazione non può mai essere a scapito della tutela e della conservazione. Mai. Per questo le Fondazioni offrono eccellenti garanzie. Basti vedere cosa avviene negli Usa. Da noi vince un atteggiamento retrivo per un problema "culturale", di non conoscenza della materia da parte di chi ci governa ed è chiamato a decidere su un settore che invece produce reddito e incarna l' immagine dell' Italia. Una detassazione, ma solo per chi non abbia interessi commerciali, veicolerebbe molte energie economiche sui beni culturali». I prossimi impegni del Fai? «Riapriremo tre beni. La Villa dei Vescovi in Veneto, il negozio Olivetti a Venezia e il Bosco di San Francesco ad Assisi, tutti restaurati grazie ai nostri fondi». Un sogno che sta coltivando per la sua presidenza? «Finalmente uno sbarco a Roma, dopo tanto Nord, per consolidare la nostra vocazione di associazione nazionale. Per scaramanzia non posso dire di più, ma certo l' area archeologica in senso lato è la sostanza stessa di Roma...». Paolo Conti Conti Paolo Pagina 24