Nasce a Firenze il 24 gennaio 1938. È timida, ma nello stesso tempo può essere definita una lady di ferro. Ed è un nome a livello intemazionale: dal 1987 è la padrona di casa di uno dei salotti più belli del mondo, il Museo degli Uffizi, al quale ha dedicato una vita intera. Sposata a un docente di radioastronomia che lavora ad Arcetri, il professor Gianni Tofani, laureata in Storia dell'arte, Anna Maria Petrioli ha cominciato nel 1963 come volontaria. Fu Roberto Longhi, il suo maestro, a darle l'incarico di dirigere il Gabinetto dei Disegni. Poi venne la carriera, brillante nei risultati, complessa per le responsabilità. Ha ricevuto numerose lauree honoris causa, ha incontrato i più autorevoli personaggi del mondo della cultura, della politica e del mondo intellettuale. Oggi, con un invidiabile aplomb, continua a dirigere il Museo tra successi e difficoltà. Quali sono i problemi principali nella direzione del Museo degli Uffizi? Le difficoltà certo non mancano a partire dall'autonomia gestionale, che i musei italiani non hanno al contrario di quelli del resto del mondo. Ci sono molte cose da fare che non possiamo affrontare, o per lo meno non in modo tempestivo. Un museo statale come gli Uffizi non ha una pianta organica: ciò significa che ogni giorno il numero delle persone che vi lavorano può variare, significa che quando una persona va in pensione non c'è un turn over automatico. Questi sono problemi importanti per un museo che vanta un numero incredibile di capolavori e che riceve un numero altissimo di visitatori tutti i giorni. Problemi che alla lunga provocano un'usura alla quale si dovrebbe provvedere con immediatezza. La questione della manutenzione diventa dunque più importante del restauro proprio per l'impossibilità di avere un organico selezionato per specifici compiti. Come fare fronte alle numerose spese? Gestire gli Uffizi indubbiamente costa: per fortuna c'è un reddito consistente che proviene dai visitatori. L'immagine degli Uffizi si vende molto bene e anche per gli interventi urgenti di restauro dei dipinti deteriorati non è troppo difficile trovare aiuti esterni quando non si dispone di risorse proprie. Il Corridoio Vasariano è protagonista di un grande successo: perché spesso è chiuso? Per la mancanza di personale. E' una struttura architettonica troppo stretta, non si possono lasciare liberi i visitatori in entrambe le direzioni. In Italia c'è una legge che regolamenta la presenza del visitatore all'interno di edifici pubblici. Il Corridoio Vasariano non potrà mai essere organizzato per la visita libera, per cui siamo costretti a creare piccoli gruppi di 25 persone che necessitano di due custodi (addetti al disinserimento dell'allarme, accensione luci e così via). La visita del Corridoio dura in media un'ora e non possiamo, per gruppi così esigui, distogliere personale da un'ampia sala della Galleria che contiene tanti capolavori straordinari e moltissime persone. Che cosa implica la direzione degli Uffizi? Un'enorme responsabilità sia per il presente che per il futuro. Dobbiamo sforzarci al massimo di preservare un tesoro inestimabile, che va messo a disposizione delle nuove generazioni. Come è cambiato il volto degli Uffizi negli anni? Il cambiamento più significativo è stato il trasferimento in Piazza Beccaria dell'Archivio di Stato, che occupava più della metà dell'edificio degli Uffizi tra il piano terra e il primo piano, lasciando liberi molti spazi per ampliare il Museo. Si tratta di una grande sfida, perché gli Uffizi ora hanno la possibilità di raddoppiare gli spazi espositivi, facendo uscire dai depositi importanti opere finalmente godibili anche dal pubblico. Inoltre, riorganizzando l'esposizione attuale con criteri di maggiore storicità, si permette un maggiore agio nell'afflusso dei visitatori. Ci sarà, anche un miglioramento dei servizi con la presenza di un Auditorium, un grande ristorante e così via. Qual è la sala più apprezzata dai giovani? Senza dubbio le giovani generazioni sono affascinate dalla sala del Rinascimento: in particolare dalla Battaglia di Paolo Uccello, dai ritratti del Duca di Urbino e Piero della Francesca, dal Beato Angelico. Da quale grande artista avrebbe voluto farsi ritrarre? Da un artista concentrato nell'introspezione psicologica come il Parmigianino o Goya, che cercano di cogliere più il carattere che l'aspetto esteriore. Dai sogni agli incubi: nel maggio 1993 l'attentato di via dei Georgofili, un attacco alla cultura e alla stabilità del Paese. Quale fu la sua prima reazione? All'inizio pensai a un incidente tipo un'esplosione di gas, e questo mi aiutò a superare il primo impatto, che fu veramente forte. Poi quando venne accertato che fu la mente umana a pensare di distruggere un patrimonio dell'umanità è stato uno shock. Mi sono sentita impotente perché non c'era logica etica, ma solo un baratro di stupidità, di ignoranza e malvagità. Come scrisse Goya, «Il sonno della ragione genera mostri». Carlo Azeglìo Ciampi, allora primo ministro, le fu molto vicino. Il fatto lo colpì molto e seguì attentamente la vicenda anche negli anni successivi. Per fortuna in quegli anni c'era un gruppo di politici capaci di intervenire immediatamente non solo a parole ma anche nei fatti. Il recupero del Museo era una vera priorità. Gli Uffizi sono un potenziale obiettivo di al-Qaida e del terrorismo islamico in generale: la tensione, dunque, non è scemata? C'è tanta preoccupazione, ma non dobbiamo cedere a manifestazioni che sono la negazione della vita civile: bisogna combattere e reagire adottando tutti i sistemi di sicurezza e prevenzione più moderni, ma anche mettendo in campo un'adeguata formazione del personale. Ha mai ricevuto minacce? Fino ad ora no, nemmeno nel 1993. Lei è molto legata a Firenze: che cosa chiede a questa litigiosa città? hiedo ai fiorentini di amarla. Proteggetela, perché Firenze ha ancora tanto da dare.
Gli Uffizi alla grande sfida
Anna Maria Petrioli è nata a Firenze nel 1938. È una donna timida ma determinata, che ha dedicato la sua vita al Museo degli Uffizi. Ha iniziato come volontaria nel 1963 e ha lavorato con Roberto Longhi, suo maestro. Ha ricevuto numerose lauree honoris causa e ha incontrato personaggi importanti del mondo della cultura e della politica. Oggi, continua a dirigere il Museo tra successi e difficoltà. I problemi principali sono l'autonomia gestionale, la manutenzione e la gestione delle spese. Il Corridoio Vasariano è spesso chiuso a causa della mancanza di personale. La direzione degli Uffizi è un'enorme responsabilità sia per il presente che per il futuro.
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