Malati perché poco adatti al clima e alla città: 20 sono crollati, 850 i rami spezzati Secondo i dati del Comune, si sono contati 20 alberi crollati, 3 abbattuti e 850 rami spezzati. E solo sul verde pubblico. Per il privato, i numeri raddoppiano, con i vigili del fuoco costretti a 400 operazione, la gran parte per piante pericolanti. In tutti i casi, eccetto un paio, la vittima è stato un pinus pinea. Difficile pensare a una coincidenza, anche perché questa specie è immigrata dalle coste maremmane, dove piove poco e la neve è un miracolo. Ma negli anni 60, quando andava di moda e sembrava perfetta per abbellire i viali cittadini. Sembrava, perché i problemi non sono mancati: «Avevamo avvertito della necessità di doverli sostituire, ma molti cittadini si sono messi contro» ricorda Pietro Rubellini, dirigente della direzione ambiente del Comune di Firenze, «sono molto deboli perché le radici cercano lacqua in superficie, ma lasfalto le schiaccia. Inoltre la vita in mezzo alle case è calda, niente a che vedere con la brezza marina». La forma e limpossibilità di crescere delle fondamenta li rende instabili: così la neve li ha sovraccaricati, fino a spezzare loro i rami o addirittura farli cadere. In più sono vecchi: quello crollato in viale Torricelli è dei primi del 900, gli altri hanno 40 anni. Lo stesso sindaco Matteo Renzi ieri ha affermato che «è necessario rivedere il sistema delle alberature e soprattutto i 5.500 pini cittadini» «Non sono piante idonee a sopportare il peso di una nevicata, ma questa non è lunica causa dei crolli», dice Paolo Grossoni, docente di botanica forestale alla facoltà di Agraria. «Platani e pini a ombrello si stanno rivelando inadeguati allambiente urbano. Possono sviluppare chiome troppo grandi, fino a 20 metri di diametro. Così crescono e diventano pericolanti, costringendo il Comune a ricorrere alle potature». E anche le potature, spiega Grossoni, sono tuttaltro che salutari. «Ogni potatura è una ferita e può far strada alle infezioni. Smog, batteri e patogeni minano la capacità di fotosintesi, indeboliscono lalbero. Dovremmo pensare gli alberi delle città come una forma di ornamento con funzioni importantissime, ma a tempo. Andrebbero abbattuti e ripiantati ogni 50 anni». Rubellini non è daccordo sulla rischiosità delle potature, ma conferma che lobiettivo è usare piante più basse, capaci di sopportare la vita in città e di assorbire le polveri sottili della strada, come i frassini e gli olmi. Intanto resta lemergenza. Per questo il Comune ha pubblicato sul sito un avviso per i cittadini, che potranno intervenire sui propri alberi senza aspettare il via libera della soprintendenza e le decine di passaggi burocratici. E consiglia di rimanere lontani dai pini anche i non recintati: «Meglio essere prudenti».