Il peso dei debiti costringe a pensare nuovi modi con cui arrotondare i magri bilanci. In affitto. Sale prenotate per eventi aziendali o di altro tipo e tutta Galleria Borghese può essere riservata per visite guidate Il colore rosso. E' quello dei bilanci dei musei, grandi e piccoli, statali e non. I budget si assottigliano anno dopo anno per via dei tagli, mentre puntuali arrivano le bollette di centinaia di migliaia di euro da pagare e incombono le manutenzioni da fare. Allora ci si ingegna per trovare nuove fonti di introiti, come l'affitto delle sale per eventi aziendali o per concerti «Ho studiato per guardare i quadri Ora, però, devo dedicare altrettanta attenzione ai quadri elettrici». Lo dice con naturalezza Mariella Utili, a capo del museo di Capodimonte di Napoli. Vuole sottolineare come i direttori dei musèi oggi debbano fare non solo gli storici dell'arte, ma anche (se non soprattutto) i contabili: tenere a bada le spese, limitare i debiti e ingegnarsi per racimolare qualche soldo per le esigenze più stringenti. Che possono essere il lavaggio delle tende, l'acquisto di nuove sedie per i custodi, la fodera di un divano, la tinteggiatura di una stanza. «Per salvare le apparenze e non lasciare campo libero al degrado», commenta Maria Vittoria Marini Clarelli, a capo della Galleria nazionale di arte moderna (Gnam). Assillati dalle bollette da pagare e con risorse sempre più magre, i musei cercano di arrangiarsi Studiano come ridurre le spese passando al fotovoltaico o utilizzando lampadine a basso consumo. Allo stesso tempo, affittano le sale per incontri aziendali, mettono a disposizione gli spazi ai set cinematografici, vanno a caccia di sponsor. L'imperativo è evitare la bancarotta. Anche se non si arriverà mai a fare come il museo storico di Philadelphia, che per pagare la ristrutturazione ha da poco messo in vendita alcune opere. Anche qui da noi, però, i conti sono sempre più traballanti. «Dovrei spendere 2,5 milioni l'anno e ne arrivano circa 890mila», afferma la direttrice della Gnam. Che bastano solo per le bollette di gas ed elettricità: 700mila euro per il gas, necessario per far funzionare il sistema di climatizzazione, e 180mila per l'energia elettrica. A cui si devono aggiungere 50mila euro di tassa rifiuti. Perché i musei pagano come un ristorante o un negozio. «Nessuno sconto - sottolinea Marini Clarelli -. Anzi, arrivano anche gli interessi». Per questo si cercano altri introiti. Per esempio, l'affitto di una sala per una sera, alla Gnam costa mediamente 5mila euro. La regola ferrea è che deve trattarsi di incontri seduti. «Valutiamo in via preventiva i contenuti dell'incontro - aggiunge la direttrice - e "costringiamo" gli ospiti a visitare il museo. Così uniamo agli eventi anche una parte educativa. Eppoi ci sono le richieste delle società di produzione cinematografica». Lo stesso fanno a Capodimonte, dove tra gas, elettricità e acqua vanno via 622mila euro l'anno. Più 204mila di manutenzioni ordinarie e 235mila di pulizia. Per tappare un po' i buchi si affittano le sale di quella che un tempo fu una reggia borbonica. In particolare il grande salone da ballo (15mila euro a sera) o quello della culla, la stanza dove veniva esposto l'infante quando nasceva e che oggi può essere prenotata per 10mila euro. Poi c'è uno spazio nuovo, interrato, dedicato all'arte contemporanea, che viene affittato per 5mila euro. E anche i giardini del museo vengono riservati a eventi particolari. «Nelle sale si svolgono soprattutto concerti - afferma Utili - e comunque cerchiamo di trovare sempre un aggancio tra l'evento e le collezioni che ospitiamo». Stessa storia alla pinacoteca di Brera. Altro grande museo con i conti in rosso. «Anche noi ci ingegniamo e affittiamo le sale per far fronte a determinate spese, come l'imbiancatura di una stanza o l'acquisto di un software. D'altra parte, tra bollette e tasse - afferma la direttrice Sandrina Bandera - spendiamo quasi un milione l'anno: 412mila di energia, 303mila di gas, 26mila di telefono, 14mila di acqua. E possiamo contare solo su circa 300mila euro di risorse. Il ministero alla fine paga i debiti, ma con ritardo. E così si accumulano pure gli interessi». Un problema che, invece, agli Uffizi, visitati ogni anno da i,6 milioni di persone, non conoscono. «Non abbiamo l'assillo delle bollette - spiega il direttore, Antonio Natali - e anzi con i nostri introiti e con quelli della Galleria dell'Accademia, che può contare sul David di Michelangelo, sorreggiamo l'intero polo museale e diamo ossigeno a realtà meno famose. Il marchio degli Uffizi è un potente richiamo: non ho difficoltà a trovare un mecenate per un restauro». Il polo museale fiorentino incassa 18-20 milioni l'anno e riesce a essere in pareggio. Ovviamente, senza considerare le spese del personale, che, come per tutti gli altri musei, paga direttamente lo stato. Anche alla Galleria Borghese di Roma - che, così come gli Uffizi e Capodimonte, fa capo a una delle cinque soprintendenze autonome - potrebbero puntare al pareggio. «Ma solo - si affretta a precisare la direttrice Anna Coliva - se abdicassimo a parte dei nostri compiti istituzionali. Per esempio, se non organizzassimo mostre o conferenze». E così anche alla Galleria si cercano altri introiti. Ci sono le visite riservate, la cui tariffa è al massimo di 20-25mila euro per 250-300 visitatori, quanto il museo ne può ospitare in uno stesso momento. «La richiesta - aggiunge Coliva - c'è. E ci sono casi in cui riserviamo il museo per un'intera giornata. Lo abbiamo fatto per Rupert Murdoch: ha pagato i biglietti che avremmo incassato in quel giorno più il canone di affitto». Alla fine, vale il detto "aiutati che Dio ti aiuta", a cui ricorre Giampaolo Leonetti - direttore del Gaetano Filangieri di Napoli, museo chiuso da 11 anni per mancanza di fondi comunali, ma si spera prossimo alla riapertura - per dire che comunque ci si deve rimboccare le maniche. «Bisogna innovare per ridurre le spese - spiega Leonetti, ex imprenditore nel settore della ceramica -. Oggi, però, i musei sono gestiti troppo dagli storici dell'arte e poco dai manager. E' come se nella mia fabbrica avessi messo a fare l'amministratore delegato la migliore delle decoratrici. Saremmo finiti a testa in giù nel di pochi giorni». I numeri 198 IL PATRIMONIO È il numero dei musei statali. Se, invece, si considerano anche le aree archeologiche, i siti di competenza statale sono 461, a cui bisogna aggiungere 1.803 luoghi d'arte gestiti a livello locale (regioni, comuni, province e anche comunità montane), 758 musei privati e 405 ecclesiastici 1,5 miliardi LE RISORSE Nel 2011 il ministero dei Beni culturali potrà contare su meno di 1,5 miliardi di euro, lo 0,18 del bilancio statale. Finanziamento che negli ultimi anni si è assottigliato: nel 2009 era poco più di 1,7 miliardi (0,23) per diventare di 1,7 miliardi quest'anno ( 0,21) 2,7milioni I VISITATORI Gli Uffizi e la Galleria dell'Accademia sono i musei più visitati: nel 2009 hanno ricevuto quasi 2,7 milioni di persone (1,6 gli Uffizi e 1,1 la Galleria). Se si considerano anche i siti archeologici, i monumenti più visitati sono il Foro romano e il Colosseo (4,6 milioni) e Pompei (2 milioni) 25mila euro LE TARIFFE Riservare Galleria Borghese per una visita guidata privata può costare da 20mila a 25mila euro, se il gruppo è formato da 300 persone, il massimo che il museo possa contenere. Le sale di Capodimonte, invece, costano da 5mila a 15mila euro e alla Gnam 5milaeuro