In una città che ne ha disperato bisogno, i progettisti del Museo del Novecento hanno compiuto un piccolo miracolo a Milano, anzi due. Hanno regalato ai milanesi lorgoglio di un Guggenheim made in Italy e hanno contribuito a rimettere al posto che si meritava lArengario, uno degli edifici storici meno amati dai cittadini e da larga parte degli intellettuali per lovvio peso politico che ha gravato a lungo sulla sua immagine. E però, proprio perché ora la Loggia del Fontana (così potremmo chiamarla rendendo omaggio al grande Lucio che lampeggia dallalto) è diventata una vetrina scintillante darte, il contrasto con il suo edificio gemello appare intollerabile. Il museo rende merito alla nobiltà delledificio il cui vero significato, per loriginario gruppo di progettisti (Muzio, Griffini, Magistretti, Portaluppi), non stava nellesaltazione del culto del Duce, ma nellenfasi sui valori civici di un palazzo pubblico capace di rievocare lantica funzione del Broletto: due propilei (come quelli neoclassici di von Klenze per la Königsplatz a Monaco di Baviera, ma aggiornati al linguaggio del '900 italiano), disposti a fronteggiare larcone della Galleria, avrebbero testimoniato il passaggio di consegne tra XIX e XX secolo e il senso di avveduta continuità tra passato e presente. Finchè i due Dioscuri di pietra stavano abbandonati ai margini della piazza, la loro stessa funzione rimaneva nellombra del degrado. Ma ora non sarebbe il caso di rilanciare il restauro e la rifunzionalizzazione anche della seconda loggia? Già negli anni '90, da assessore della giunta Formentini, Philippe Daverio aveva proposto la riunificazione dei due palazzi insieme alla pedonalizzazione di piazza Diaz, che sarebbe così diventata laltra ampolla di una clessidra terminante nel vuoto coperto della Galleria. Lipotesi era suggestiva, e proprio per questo apparteneva allordine della visione più che del pragmatismo endemico dellurbanistica milanese. A riprenderla ne guadagnerebbero la cultura (per esempio trasferendovi i fondi del Casva, quindi il costituendo il Museo dellArchitettura e del Design del XX e XXI secolo) e la città, che si troverebbe ad avere larea pedonalizzata più vasta dEuropa e un distretto delle Arti senza pari.