Lurbanista Italo Insolera è stato fra i protagonisti di quel movimento di intellettuali e di politici che portò al primo esperimento, trentanni fa, dellisola pedonale intorno al Colosseo. «La scelta del sindaco Luigi Petroselli fu presa dopo lallarme lanciato dalla Soprintendenza sui danni che i gas delle macchine arrecavano al Colosseo e allArco di Costantino. Ma per noi oltre a me, Leonardo Benevolo, Adriano La Regina, Antonio Cederna e altri ancora quella chiusura era il primo passo in vista di una chiusura totale di tutta larea archeologica romana. Avevamo in mente una soluzione urbanistica, non solo a salvaguardia del patrimonio storico-artistico». Dunque un isola pedonale risponde a esigenze più ampie? «Certamente. Il primo progetto per realizzare unarea archeologica dallinizio dellAppia antica fino a Piazza Venezia risale al 1887. Non cerano ancora le macchine, ma simmaginava comunque di consegnare ai romani un grande spazio per passeggiare. Il Fascismo decise invece che da lì sarebbe partito il grande stradone che portava al mare, lattuale via Cristoforo Colombo. Ma quando riprendemmo il progetto di pedonalizzazione la nostra idea era di impedire alle macchine di raggiungere piazza Venezia e di realizzare un profondo cuneo di verde e di storia antica». Quel progetto si arenò? «Sì. Rimase solo la pedonalizzazione intorno al Colosseo, ma la rimozione della via dei Fori Imperiali fu cancellata. Si è realizzato meno di un decimo di quel che si immaginava nel 1887». Ma quanto serve, in generale, unisola pedonale? «Produce molti effetti sulla vita delle persone. Basta dare uno sguardo alle piazze sottratte alle macchine: sono piene di gente, sono spazi di convivenza. Il punto è che ce ne sono molto pochi perché non cè sufficiente attenzione alla dimensione pubblica della città. Laddove questa è elevata gli effetti sono vistosi. Ogni quartiere dovrebbe avere le sue piccole isole pedonali, ma purtroppo non è fra le priorità di molte amministrazioni italiane». Nella sua esperienza di urbanista ci sono anche isole pedonali? «Sì, numerose. Ma una delle più significative è quella che abbiamo realizzato a Lucca: unisola pedonale a tempo, nelle strade che i bambini percorrevano quando andavano o uscivano da scuola». In Europa non ci sono solo isole, ma interi quartieri pedonali. «Da noi molto meno. Un quartiere romano che potrebbe fare a meno delle macchine è la Garbatella. E poi aree interamente pedonali si possono progettare nei nuovi quartieri, evitando che lo spazio pubblico sia ridotto a centro commerciale».