"Via le auto in mostra nel monumento". Il sindaco sconfessa il soprintendente Marroni, Pd: "Ma quali sono i criteri per lutilizzo dei monumenti?" ROMA - «Rimuovete quelle macchine parcheggiate davanti allAra Pacis. Subito». Non ha voluto sentire ragioni lassessore capitolino alla Cultura. Dopo aver appreso da Repubblica che la teca progettata per custodire laltare augusteo era stata trasformata in una sorta di autosalone dove esporre per tre giorni due citycar elettriche, Umberto Croppi ha dato lordine di liberarla. E pazienza se il programma prevedeva altre 24 ore di esibizione in più. Ieri mattina alle nove, ora di riapertura del museo, le city car erano sparite. E con esse tutte le brochure informative sulla nuova Dany prodotta dalla Belumbury del rampante imprenditore Stefano Maccagnani. In compenso su Roma si sono presto addensati nuvoloni gonfi di polemiche. Alimentate non solo dallopposizione, ma interne allo stesso Campidoglio, dove si è consumato uno scontro fra lassessore Croppi e il soprintendente comunale ai Beni culturali Umberto Broccoli, reo di aver autorizzato levento pubblicitario senza informare lautorità politica, compreso il sindaco Gianni Alemanno che pare non labbia presa bene. Persino il comunicato inviato in mattinata dal soprintendente per giustificarsi è stato censurato dal portavoce del primo cittadino: «Non era il caso di spedirlo ai giornali». Consapevole, Alemanno, della bufera che si sarebbe scatenata. «Ottime le auto elettriche, ma per le strade», ha attaccato lex sindaco e leader di Api Francesco Rutelli: «Appena eletto in Campidoglio Alemanno voleva demolire lAra Pacis, e infatti dà una picconata al giorno al patrimonio culturale, trasformandolo in un garage». Prepara uninterrogazione urgente, il capogruppo capitolino del Pd Umberto Marroni: per sapere «chi ha consentito questo volgare spregio delle ricchezze culturali di Roma e quali sono i criteri adottati dal centrodestra per lutilizzo dei monumenti: probabilmente nessuno, vista la disinvoltura con cui uno dei simboli della città è stato tramutato in un parcheggio promozionale per qualche amico imprenditore». Vana la difesa del soprintendente: «La disponibilità dellAra Pacis è stata concessa a fronte di un contributo di 80mila euro che andranno a finanziare i restauri», taglia corto. «Pecunia non olet. È la linea che questa amministrazione segue da due anni e mezzo: fare in modo che il bene culturale sia una risorsa. Tantè che allAra Pacis abbiamo fatto tante mostre e serate di gala». Ma quando gli si fa notare che le mostre sono cosa diversa dagli eventi pubblicitari; che un conto sono gli spazi commerciali allinterno del museo (lauditorium e la terrazza), altro è larea antistante laltare augusteo, Broccoli si spazientisce: «Noi abbiamo esibito un sacco di oggetti pure in quella zona. Ripeto: la linea è cercare di trovare una rendita sui beni culturali, altrimenti diventano un ramo secco, cercando ovviamente di lavorare sulla qualità. Che in questo caso cera, trattandosi di city car elettriche ed ecologiche». Irremmovibile soprintendente. E tuttavia ora a rischio rimozione se è vero che cè già chi ad Alemanno avrebbe chiesto la sua testa. Bastava ascoltare ieri il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro: «Lo dico con affetto, mi sembra una broccolata», ha commentato il braccio destro del ministro Bondi: «Ricordo la definizione che Sgarbi diede della teca di Meier: una pompa di benzina texana, battuta che lallestimento del Campidoglio fa tornare dattualità». Una cosa è certa: «LAra Pacis è unopera archeologica di primaria importanza e dunque sottoposta a tutela statale. Un parere avrebbero dovuto chiedercelo».
ROMA - Ara Pacis, retromarcia di Alemanno
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha ordinato la rimozione di due city car elettriche parcheggiate davanti allAra Pacis, un monumento storico, dopo aver appreso che erano state esibite come parte di un evento pubblicitario. L'assessore alla Cultura, Umberto Croppi, ha difeso la decisione, affermando che la disponibilità dellAra Pacis è stata concessa a fronte di un contributo di 80mila euro per i restauri. Il soprintendente comunale ai Beni culturali, Umberto Broccoli, ha autorizzato levento pubblicitario senza informare la politica, causando uno scontro con il sindaco e il Pd.
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