Santa Maria Novella di Firenze è senza dubbio una delle chiese più belle d'Italia, se non del mondo. Non c'è da stupirsi, quindi, che sia previsto il pagamento di un biglietto per i turisti che numerosi la visitano ogni giorno: necessario per mantenere le opere d'arte che racchiude (e per esercitare sorveglianza su chi entra), non si può certo considerare una soluzione sbagliata. Per chi vuole entrare a pregare sono invece previsti l'ingresso, naturalmente gratuito, e un breve percorso obbligato che porta a una cappelletta dedicata alla Madonna del Rosario, raffigurata da una statua moderna di legno. Niente a che vedere, ovviamente, con il crocefisso di Giotto, o con i meravigliosi affreschi del Ghirlandaio che ornano l'abside, o con quelli di Filippino Lippi della cappella Strozzi, o con la celebre Trinità del Masaccio. Ma almeno si tratta di un'opera di arte sacra, che però rischia di apparire destinata alla preghiera proprio per la sua mediocrità. Infatti, agli occhi dei turisti o delle numerose scolaresche guidate dagli insegnanti, le splendide opere d'arte di Santa Maria Novella non sembrano riguardare la fede. Sono infatti lette e spiegate secondo i criteri dell'estetica e della storia dell'arte, che segnalano somiglianze stilistiche e innovazioni nella tradizione, ma quasi tacendo sul loro soggetto. E probabilmente i visitatori si fanno l'idea che questi artisti dipingessero terni sacri solo perché costretti dai contratti. Questo evidente scollamento fra la grande tradizione artistica cristiana (ora spesso immiserita da opere scadenti) e la nostra identità culturale, nella quale Giotto e Masaccio entrano solo per meriti estetici, fa molto riflettere. Come possiamo difendere la realtà delle nostre radici culturali cristiane se siamo i primi a smentirle? Certo, non è un problema facile da risolvere, ma dobbiamo pensarci, e cercare soluzioni diverse da quella tentata a Santa Maria Novella. Per non cancellale la finalità originaria dell'arte occidentale.