Una vigna diventa monumento, viene considerata cioè come un palazzo storico, come un castello, una reggia. Un riconoscimento di grande valore, quello che ha ricevuto la straordinaria estensione (75.000 metri quadrati) di verde tra la Certosa di San Martino e il corso Vittorio Emanuele, nota appunto come Vigna San Martino che, con decreto (n. 851) emesso dal ministero per i Beni culturali, è stata riconosciuta monumento nazionale, su proposta della Soprintendenza ai Beni architettonici di Napoli e provincia, alla quale si era rivolto sin dal 1999 (c'era Giuseppe Zampino a Palazzo reale) l'allora gallerista Peppe Morra, poi fondatore del Museo Nitsch. Ora il problema si sposta su godimento di questa struttura paesaggistica, botanica, agricola: la questione è stata affrontata in quella che è stata una sorta cl celebrazione per l'avvenuto riconoscimento, svoltasi ieri mattina nella sede della Fondazione Morra a palazzo Bagnara, con l'intervento del soprintendente ai Beni paesaggistici e architettonici, Stefano Gizzi, dell'ex soprintendente Mario De Cunzo, dei professori Franco Coppola ed Ernesto Cravero, oltre che, naturalmente, di Peppe Morra, che si è detto disponibile ad una apertura al pubblico del bene, incredibilmente preservato nel cuore della città da un destino di edilizia intensa. Particolare che rende ancora più unica l'esistenza di questo verde antico tra San Martino e il corso Vittorio Emanuele, con vista mozzafiato e ad ampio raggio sulla città. «Una commissione», ha detto Morra, «dovrà decidere, indicare il sistema migliore per rendere fruibile questo spazio verde da parte del pubblico, io sono disponibile, anzi auspico che la Vigna sia conosciuta dai napoletani, dai turisti». Molto interessata si è detta l'assessore comunale Graziella Pagano, unica rappresentante delle istituzioni locali presente. Un unicum si diceva, e così È per le dimensioni (sette ettari e mezzo, pari a 75.000 mq) del giardino agricolo, incastonato in pieno centro: a Parigi, a Montmartre, c'è qualcosa del genere, me di soli 5.000 ettari, e senza il panorama del golfo, della città ai piedi. Vi si fa del buon vino, così come è buono quello della Vigna che, se fosse etichettato, potrebbe fregiarsi della dizione «prodotto alla Vigna San Martino, bene storico-artistico». Il vino di Napoli, quindi, è anche un bene culturale: la Vigna rilevata da Morra nel 1999 è la punta di diamante di un sistema vitivinicolo che presenta altre stelle cittadine, alle quali si può aggiungere quanto è stato fatto agli Scavi di Pompei per far rivivere gli antichi vitigni. A Napoli si coltiva la vite a Posillipo, nella zona di via del Marzano, a Villanova, a via Manzoni, ai Camaldoli, alla salita Moiariello, tra i palazzi antichi di salita Tarsia, dietro l'Orto Botanico. Ma la Vigna è un'altra cosa, per la posizione strategica e le dimensioni che ne fanno un'azienda agricola di un certo impegno. Importante anche la storia della vigna, dalla fondazione, ad opera di Carlo d'Angiò, duca di Calabria, figlio di Roberto, nel 1325, all'Unità d'Italia, quando, divenendo la Certosa Museo cessarono anche le necessità dei monaci di avere una vigna, e ci fu una separazione tra le due entità.
Napoli. Quegli storici vigneti, da San Martino a Pompei
La Vigna San Martino, un'area di 75.000 metri quadrati tra la Certosa di San Martino e il corso Vittorio Emanuele, è stata riconosciuta monumento nazionale con decreto del ministero per i Beni culturali. La struttura, che include un giardino agricolo e una vigna, è stata oggetto di una celebrazione per l'avvenuto riconoscimento. La Fondazione Morra ha organizzato un evento per discutere il futuro di questa area, che è stata preservata nel cuore della città da un destino di edilizia intensa. La commissione ha deciso di aprire la Vigna al pubblico, e l'assessore comunale Graziella Pagano ha espresso interesse per la sua fruizione.
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