Resiste il principio che distingue il Paese Gratis perché appartengono alla nazione: è la caratteristica che, oltre al valore delle opere esposte, ha reso i musei di Londra famosi in tutto il mondo. Per accedere alla collezione permanente non si paga. L'acquisto del biglietto è necessario solo per visionare mostre temporanee. Questo avviene alla Tate così come al British Museum, al Victoria and Albert così come alla National Gallery. E succede, a parte qualche breve interruzione, da sempre: da quando, ovvero, il British Museum venne dichiarato bene del Paese con l'atto del Parlamento del 1753 che ne sancì la nascita. Nonostante la popolarità e il successo la sola National Gallery, dove è in corso la mostra su Canaletto, nell'anno 2009-2010 ha accolto quasi cinque milioni di visitatori i grandi musei di Londra si trovano oggi di fronte a un bivio. I tagli alla spesa pubblica hanno colpito la cultura in modo particolare: il ministero dal quale dipendono i musei (cultura, media e sport) entro il 2014-15 vedrà una riduzione dei fondi pari al 25. Le prime misure, criticatissime, riguardano istituzioni piccole, eppure molto amate: il dicastero ha annunciato che nei prossimi mesi sospenderà completamente i finanziamenti al Design Museum, al People's History Museum, al Horniman Museum di Dulwich e al Geffrye Museum dell'East End. Per loro il futuro è incerto. «Credo che il problema principale sarà non essere assorbiti da un'altra organizzazione e mantenere una nostra identità», ha detto un portavoce del Geffrye, al cui interno è riprodotta nei minimi particolari una casa vittoriana. Il Design Museum, sicuramente più ricco, celebre e geograficamente fortunato (si trova, dopotutto, a due passi dal ponte della Torre), sopravviverà di sicuro: in quel caso i tagli riguardano soprattutto 200.000 sterline per progetti legati alle scuole. Ma è l'eccezione piuttosto che la regola. Pur se sacrificando i musei piccoli, i cui finanziamenti verranno affidati agli enti locali, il governo di David Cameron ha scelto di salvaguardare i musei nazionali, dove i tagli saranno, in termini reali, pari al 15. Il prezzo per l'occhio di riguardo c'è: in cambio è stato chiesto l'impegno a mantenere l'entrata libera e a coltivare zone geopolitiche care all'esecutivo, come la Russia e la Cina. Per le Olimpiadi, inoltre, il governo si aspetta un contributo rilevante per gli eventi culturali che avranno luogo a margine delle manifestazioni sportive. Una serie di condizioni che il ministro Jeremy Hunt ha dettagliato per lettera al direttore del British Museum. Se da una parte British Museum e compagnia devono considerarsi fortunati, dall'altra non sarà facile trovare il modo di continuare a operare nella stessa maniera con un budget ridotto. Come ha sottolineato di recente il Financial Times, d grandi musei britannici sono un po' come il foro dell'antica Roma. Ci sono dibattiti, conferenze, concerti, eventi speciali per ogni età, ristoranti e bar. Tutti lussi che sarà difficile continuare a giustificare». Eppure, lo spirito di sopravvivenza è ben radicato. I musei di Londra già da tempo diversificano le entrate. La National Gallery, ad esempio, riceve dallo stato 27,3 milioni di sterline l'anno, ai quali, nel 2009-10, si sono aggiunti altri 11 milioni di sterline. Varie le fonti di questi introiti paralleli: quasi due milioni di sterline, ad esempio, vengono da sponsorizzazioni e donazioni private. In ogni museo, inoltre, si trova un centro acquisti: in genere ha un'organizzazione finanziaria separata. Il bookshop della National Gallery, ad esempio, fa capo alla National Gallery Company Ltd, che a sua volta fa parte del National Gallery Trust. Le entrate, però, non sono insignificanti. Nel 2009-10, tra vendite di cataloghi, di cartoline e di regali vari, ha registrato incassi pari a 6,8 milioni di sterline.