Venti mesi dopo la devastante scossa di terremoto nel centro storico del capoluogo ritornano agibili due luoghi significativi. L'uno puntellato, l'altro rimesso a nuovo infondono speranza Restituite alla città la chiesa di Santa Maria Paganica e la Fontana delle 99 cannelle La basilica in zona rossa riapre al culto col tetto provvisorio Un semplice altare in legno, poche file di banchi per i fedeli e un reticolato di travi in resina che fa solo intravedere le poche bellezze architettoniche scampate al terremoto. Ma c'è, è rimasta m piedi sorretta dagli oltre tre metri di macerie della copertura che in questi due anni hanno evitato che altri brandelli di parete perimetrale venissero giù. E adesso è tornata ai fedeli abruzzesi, in attesa di essere adottata e restaurata. La chiesa di Santa Maria Paganica, una delle basiliche più disastrate della zona rossa dell'Aquila, è infatti riaperta al culto in formato ridotto e con tetto provvisorio. Poco importa, però, visto che anche qui forse, nel deserto dei cantieri della ricostruzione, si potrà pregare la notte di Natale. Ha commosso in molti, il presidente Barak Obama in primis che la visitò durante il G8, questa chiesa "capo quarto" che sorge su una collinetta. Adesso emoziona ancora gli aquilani che per la prima volta mettono piede in questa parte della red area appena riaperta; sono in tanti, infatti, anche con le temperature polari di inizio inverno, a stringersi intorno ai due pastori dalla comunità aquilana per la prima celebrazione post terremoto. Si guardano intorno per vedere quel che il sisma ha risparmiato, stanno ammassati nel ristretto cuore agibile della chiesa, tra il tralicciato in fibra di vetro e i ganci di sostegno. E proprio per questo, perciò, si prega con più intensità perché questo piccolo segno di vita sia il simbolo più vero che all'Aquila «qualcosa si sta muovendo e che la Madonna, a cui è dedicato questo edificio, possa non far mancare a noi popolo terremotato la fede e la forza necessaria per ricostruire». L'arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari non nasconde che questa chiesa è solo parzialmente restituita alla città, e che ci sarà tanto da fare per farla tornare all'antico splendore. Ma, citando il profeta Isaia, «se è vero che dovunque c'è un popolo c'è una chiesa in cui questo si identifica, simbolo e luce di quella comunità - dice ancora il presule - allora questa riapertura è la dimostrazione che bisogna aver fede nel Messia, perché il Signore ci dice "Io sono il tuo salvatore"». Commozione, curiosità e voglia di aggrapparsi alla fede, in una fredda serata di dicembre, per tornare a sperare che il Natale faccia giungere ancora buone notizie. Santa Maria Paganica che spalanca di nuovo le porte è infatti un'inaspettata lieta novella; in molti l'avevano data per irrecuperabile durante i primi sopralluoghi. Troppi i danni nell'edificio del XIII secolo (per restaurarla ci vorranno 8 milioni di euro), soprattutto perché a puntellarla in precario equilibrio erano soprattutto i resti dell'intera copertura venuta giù come briciole. La cupola è crollata, così come il timpano della facciata, la navata centrale oramai inesistente; i lavori di ampliamento della struttura dopo il terremoto del 1703 anche su questo pezzo di storia hanno fatto sentire loro peso durante la scossa. Ma la voglia di far tornare a suonare proprio la campana della chiesa del centro storico dedicata alla Madonna del Rosario ha fatto iniziare da questo luogo il recupero. Da oggi Santa Maria Paganica sarà chiesa di giorno e teatro di sera, ospitando le compagnie drammatiche che continuano a creare arte per non far morire la cultura abruzzese. Sarà, dunque, canto mariano e musica viva nel triste spettacolo di un centro storico silenzioso. Il monumento simbolo. L'acqua torna a scorrere in centro Entrando nella cinta muraria dell'Aquila da Porta Rivera quello che fa volgere lo sguardo verso il luogo simbolo del capoluogo abruzzese, muto da mesi, è lo scorrere dell'acqua. Il dolce rumore, che prima del 6 aprile sembrava quasi un sottofondo impercettibile nella vita di una città in movimento, adesso appare invece un tassello di normalità dimenticata che torna agli aquilani a venti mesi dal sisma. Ci si ferma perciò ad ascoltarlo anche dietro un nastro che delimita l'ingresso del monumento e che attende solo l'inaugurazione ufficiale. Lo si guarda speranzosi che, pezzo dopo pezzo, la storia millenaria della Regina degli Appennini possa ritrovar vita e continuare ad emozionare come adesso. Le 99 Cannelle tornano alla comunità aquilana totalmente restaurate, riconsegnate dal Fai (Fondo Ambientale italiano) che, dopo un lavoro di otto mesi costato 750mila euro in gran parte frutto di donazioni private, ha fatto giungere in porto la prima delle adozioni di monumenti terremotati. C'è una leggenda dietro queste 99 bocche con altrettanti medaglioni dalle sembianze umane da cui scorre all'unisono acqua gelida tutto l'anno. La storia riaffiora proprio nel giorno del taglio del nastro, perché è da qui che i padri fondatori del capoluogo abruzzese partirono per riedificare la città-madre. E poi ancora qui costruirono nel XIII secolo un monumento che ricordasse quei 99 coraggiosi (i cui volti appaiono nei medaglioni) che anche dopo una distruzione trovarono la forza di ricostruire. Una tradizione popolare che, ora più che mai, sembra di un'attualità sconvolgente. Visi incappucciati di monaci, cavalieri, dame, forse anche tratti "caricaturali" di personaggi noti che, dai 99 castelli del contado, si spostarono sulla collinetta che ospita il centro storico dell'Aquila per fondare tutti insieme una nuova casa. Ognuno aveva l'intento di riprodurre su ciascuna zona assegnata il luogo da cui proveniva; si doveva quindi realizzare una piazza con una fontana al centro e una chiesa, attorno a cui erigere le abitazioni. Quello stesso numero che poi venne riprodotto nelle cannelle della fontana, perché ricordasse l'unione dei popoli. C'è un piccolo capitolo della storia a lieto fine anche adesso che quelle 99 fontanelle tornano a zampillare grazie alla solidarietà. «L'acqua è segno di vita - ha detto la presidente del Fai, Ilaria Borletti - questo dono è il nostro augurio perché le radici, quel patrimonio storico e artistico ancora in macerie sia con l'aiuto di tutti di nuovo vivo, come lo che da è oggi l'acqua della fontana». Il desiderio unanime, anche se tutt'intorno ancora non si muove foglia, è che la bellezza di questo luogo possa rinfrancare l'anima ferita degli abruzzesi e sia da sprone per iniziare a lavorare anche nei cantieri limitrofi. E la stessa preghiera che l'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari rivolge alle autorità presenti: «in questo posto fino a qualche decennio fa le donne aquilane venivano a lavare, si sentivano i loro canti oltre alla musica dell'acqua - ha ricordato - questo monumento ricorda le nostre origini e ora torna a far parte della nostra quotidianità. Il silenzio intorno però è ancora assordante». Noi vogliamo ripartire da qui, è infine il messaggio del sindaco Massimo Cialente, «dal luogo simbolo dell'Aquila. Una ripartenza che può e deve riguardare la vera anima della città, vale a dire il suo centro e tutti gli altri simboli della nostra storia».
Avvenire
17 Dicembre 2010
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L'Aquila rinasce dalla sua storia
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Alessia Guerrieri
Avvenire
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