Ho disertato l'inaugurazione della stagione alla Scala e sono stato sommerso di critiche. Ma lo rifarei. La mia assenza alla prima della Scala è stata criticata da molti politici e da alcuni commentatori come a prova del mio disinteresse e addirittura della mia chiusura nei confronti del mondo della cultura. A nulla è servito sapere che nelle stesse ore mi trovavo al Senato, impegnato a votare la Legge finanziaria, e non ai tavoli del Gambero rosso, come era accaduto anni prima al ministro Giovanna Melandri. Niente da fare, la mia assenza è stata considerata imperdonabile e perfino imbarazzante. Non sono stati considerati gravi gli episodi di violenza da parte dei manifestanti contro le forze dell'ordine avvenuti all'esterno della Scala, anzi le signore ingioiellate e i signori della buona borghesia milanese hanno avuto parole di comprensione per la sacrosanta rivolta degli studenti contro le riforme dell'odiato governo Berlusconi. No, è stata considerata grave la mia assenza dovuta a impegni parlamentari. Tuttavia, dopo ciò che è accaduto fuori e dentro le mura del teatro milanese e dopo le polemiche che si sono scatenate ancora una volta contro di me, ammetto che faticherei e ci penserei prima di presentarmi a una nuova prima della Scala. Anzi, spero proprio che il prossimo anno questo compito possa essere assolto da un nuovo ministro della Cultura, più politicamente corretto di me, più presentabile di me, più smaliziato di me, più cinico di me. L'amarezza personale deriva dal fatto che durante tutta la mia vita ho creduto nel valore della cultura, come condizione essenziale della buona politica. E quando ho potuto cimentarmi con la responsabilità di ministro della Cultura, ho sperato di unire il mondo della cultura, di costruire dei ponti, all'insegna dell'autonomia degli uomini di cultura e del valore centrale della creatività e dell'intelligenza per il futuro dell'Italia Purtroppo non avevo fatto i conti con l'irriducibile partigianeria e faziosità del mondo della cultura in Italia, tanto più irriducibile nei confronti di un ministro considerato un traditore della causa e nello stesso tempo servo di Silvio Berlusconi. Spero che, nel frattempo, la riforma degli enti lirici, da me approvata dopo una lunga battaglia parlamentare e dure opposizioni, abbia cominciato a produrre i frutti sperati e soprattutto che l'autonomia della Scala sia finalmente entrata in vigore. Questi risultati potranno essere rivendicati come il segno di una coraggiosa e lungimirante politica di governo, orientata non solo a chiedere maggiori risorse, ma a produrre più efficienza attraverso riforme necessarie e non più rinviabili. Forse allora ci sarà qualche persona onesta e obiettiva che ascriverà a merito di Sandro Bondi, un ministro tanto vituperato, i meriti di queste riforme Sarò finalmente sollevato dall'obbligo di presentarmi alla prima della Scala, dove francamente, io che provengo da una famiglia popolare e non sono disposto a frequentare i salotti e le feste, non mi sento a mio agio, soprattutto se guardato con malcelato disprezzo dagli intellettuali di sinistra e con ipocrita condiscendenza dalle altolocate famiglie borghesi che civettano da sempre con le utopie rivoluzionarie, dopo aver messo in salvo naturalmente l'avvenire dei propri figli e l'intangibilità dei propri averi.