Il ministro prova con la mozione degli affetti ad evitare la mozione di sfiducia. Ma gli dice male. Il finiano Granata infierisce: «Va sfiduciato due volte, per incapacità e mancanza di dignità». Il voto però arriverà con l'anno nuovo Il ministro Sandro Bondi prova con la mozione degli affetti ad evitare la mozione di sfiducia. Lui che è ex-Pci chiede ai vecchi compagni di ritirarla, con una lettera pubblicata sul Foglio (diretto da un altro ex-Pci come Giuliano Ferrara): «Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra, in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino, un residuo di rispetto nei confronti degli avversari politici, vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un'onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete». Una prima risposta, giusto mentre si viene a sapere che ci sarebbero nove avvisi di garanzia con l'ipotesi di disastro colposo per i crolli di Pompei, arriva lapidaria da Dario Franceschini: «Non ritireremo la mozione». Bondi un po' fa l'offeso, un po' insiste: «Non avevo alcun dubbio che il cattolico Franceschini fosse a favore della sfiducia nei miei confronti. Infatti ho evitato di rivolgermi a lui e ho preferito fare un appello a quelle persone che ritengo, forse ingenuamente, ancora dotate di serietà e senso della misura». Ma gli dice male. Passa un altro po' di tempo e anche Bersani dà un dispiacere al compagno che fu: «La risposta del nostro capogruppo mi è sembrata molto convincente», dice con un sorriso il segretario del Pd appena terminato un incontro con Oscar Luigi Scalfaro nella sede del partito. Di nuovo, Bondi si attacca a carta e penna per esternare il suo sentire: «Non nutrivo eccessive speranze, ma ho voluto comunque compiere un atto per me importante al fine di capire a quale livello di cinismo e soprattutto a quale grado di indifferenza verso ogni invito al confronto e al rispetto per le persone sia giunta la politica della sinistra in Italia». Il Pd dà un taglio al dialogo a distanza e non replica, mentre a infierire sul ministro ci pensa il finiano Fabio Granata: «Dopo questa lettera, Bondi va sfiduciato due volte, sia per la manifesta incapacità politica e culturale sia per la faccia tosta e la mancanza di dignità». Ma per sapere che ne sarà del ministro bisognerà aspettare l'anno nuovo. Mentre Bondi scriveva e riscriveva del suo stato d'animo e delle sue speranze e delle sue convinzioni confermate, sono andate avanti le discussioni tra i gruppi parlamentari sull'ordine dei lavori d'Aula dopo il via libera al decreto rifiuti. È andata a finire che la sfiducia a Bondi si è incagliata all'ultimo posto nell'ordine del giorno. E visto che l'Aula chiuderà mercoledì per riaprire il 10 gennaio, Bondi avrà ancora un mesetto per provarne qualcun'altra.
Bondi scrive al Pd Cari compagni non mi sfiduciate. Ma la mozione resta
Il ministro Sandro Bondi prova a evitare la mozione di sfiducia con una lettera pubblicata sul Foglio, in cui chiede ai suoi ex-compagni di ritirarla. Tuttavia, la risposta di Dario Franceschini e di Pier Luigi Bersani non è positiva. Il finiano Fabio Granata infierisce contro Bondi, definendolo incapace e senza dignità. La mozione di sfiducia si incappa nella fine dell'ordine dei lavori d'Aula e Bondi avrà ancora un mese per presentare un'altra.
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