ROMA. Appello del ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi al Pd per il ritiro della mozione di sfiducia individuale nei suoi confronti, presentata a Montecitorio e presto all'ordine del giorno di quell'assemblea dove la maggioranza è appesa a tre voti. Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra e in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino - scrive Bondi in una lettera aperta al Pd dal titolo «Cari compagni» vi spiego perché non dovreste sfiduciarmi - un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un'onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete». Bondi sottolinea come la sua gestione dei Beni Culturali si vuole caratterizzare come espressione della «volontà di gettare del ponti di collaborazione sul fronte della cultura, il più delicato e generatore di conflitti» e a fronte di un «clima pregiudizialmente ostile alla mia persona». Nè manca di ricordare la sua formazione politica all'interno del partito comunista e la decisione del salto successivo con Forza Italia "per la consapevolezza dell'impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Pci». Ma il segretario Bersani rispedisce al mittente l'appello: «Procederemo in Parlamento».
Bondi scrive al Pd "Cari compagni..."
Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha inviato una lettera aperta al Pd, chiedendo di non presentare una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Bondi riconosce di avere un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici, e chiede di riflettere prima di presentare un atto parlamentare che potrebbe essere considerato spropositato e pretestuoso. La lettera è stata risposta da Bersani, che ha affermato di procedere con la presentazione della mozione di sfiducia.
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