Si dice preoccupato dalla situazione della pastorale di montagna il vicario generale, monsignor Lino Ferrari, che durante 1'ultimo consiglio presbiterale ha lanciato anche due moniti, a seguito di alcune lamentele arrivate all'orecchio di piazza Duomo. Il primo è quello che le parrocchie non cedano locali per manifestazioni di partiti politici; e il secondo, riservato ai parroci, è stato quello di tenere separati i conti economici personali da quelli della parrocchia. Ora invita a tutelare il "bello" anziché "danneggiare il territorio con ettari e ettari di pannelli fotovoltaici". Ma, tornando al discorso delle circa 900 chiese e oratori della provincia, si possono vendere le chiese per far fronte alle necessità della Diocesi? «Me lo chiedo anch'io risponde - Avevo sentito dire che la Diocesi stava considerando il problema, non so se lo farà o meno, ma come coloro che si occupano di arte e storia e di tutto il nostro patrimonio culturale sono preoccupato. Questi edifici, che dovrebbero essere conservati e tramandati, sono abbandonati. Ci sono sempre meno parroci e quelli che ci sono hanno sempre più lavoro. L'aspetto economico non è da sottovalutare: le manutenzioni piccole, se rimandate, diventano grosse e non ci sono soldi per affrontarle. Il piccolo tesoro finisce per disintegrarsi, diventa un rudere, il tempo lavora contro di noi». Un esempio di questi gioiellini? «Per esempio, in Comune di Ferriere risponde ancora monsignor Ferrari - c'è il piccolo santuario di Santa Maria della Gratra, una chiesetta romanica. Mi dispiacerebbe vederla abbandonata, sono uno di quegli esempi di edilizia antica che potrebbero costituire un'attrazione turistica. Nessuno utilizza artisticamente il nostro patrimonio. Certo il panorama è diverso da Montecarlo ma anche questo è un turismo che può essere coltivato. Invece si pensa a realizzare pale eoliche e si mettono ettari e ettari di pannelli fotovoltaici. C'è bisogno di "bello", noi lo abbiamo ancora ma lo stiamo distruggendo. I nostri avi erano grandi costruttori di case di Dio, vivevano in capanne ma la casa di Dio era prioritaria». Sulle procedure, fa chiarezza don Giuseppe Lusignani «La possibilità dell'alienazione esiste, è possibile, non c'è nulla che la vieti. Alcune chiese oggi sono private, ad esempio la chiesa del Fornello (a Ziano). Per poterle alienare occorre avere le autorizzazioni canoniche del consiglio economico diocesano e il parere della Soprintendenza dei beni culturali: se questi ultimi danno parere favorevole la parrocchia può vendere anche la chiesa. Dal mio punto di vista non c'è al momento una linea forte, ma esiste la possibilità di verificare di volta in volta che cosa sia meglio e opportuno fare. L'alienazione non può essere la regola, non si può fare una scelta a monte. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte al ruolo nella storia che una parrocchia ha avuto, di fronte al rapporto con il territorio e le persone che lo vivono: ci sono tanti fattori, vanno tenuti presente tutti».