La demolizione in via Santa Marta nell'antico quartiere di Fiera Catena La sovrintendenza: «L'area è protetta da vincoli, chiederemo spiegazioni al Comune» Semplicemente, non c'è più. Al suo posto solo frammenti di laterizi e il vuoto. In fondo a via Santa Marta, all'angolo con via Cappadocia (siamo nel cuore dell'antico quartiere di Fiera Catena) un pezzo di edificio antico nell'area dell'ex Ceramica è stato abbattuto qualche settimana fa, pare per ragioni legate alla pericolosa fatiscenza. Il punto, però, è che tutto è avvenuto in una zona che, per le sue caratteristiche storiche, è sottoposta al vincolo della Sovrintendenza. La quale, ora, vuole vederci chiaro sulla vicenda, e chiederà lumi al Comune. «L'area interessata da quelle demolizioni è sottoposta alla tutela prevista dalla parte terza del Codice dei beni culturali» spiega Anna Maria Basso Bert, che ha da poco preso il posto dell'architetto Daniele Rancilio nell'ufficio della Sovrintendenza di Brescia che segue Mantova e il Basso Mantovano. Si tratta, spiega, della tutela paesaggistica: «Quell'area è sottoposta al vincolo di natura paesistica stabilito dal decreto ministeriale 13 ottobre 1977, per il notevole interesse pubblico, così come gran parte della città di Mantova, Cittadella e dei laghi. Questo significa che ogni operazione che comporti un'alterazione dello stato dei luoghi deve essere sottoposta ad autorizzazione». E proprio qui sta il punto dolente: «A me dice la Basso Bert non risulta che sia pervenuta alcuna richiesta di parere per la demolizione degli edifici su via Santa Marta. Chiederò spiegazioni in via ufficiale al Comune». La funzionaria aggiunge che non stiamo parlando di edifici di particolare pregio «tali da essere sottoposti cioè al vincolo monumentale», ma che «è l'insieme di determinate vicina dell'area vicina all'antico Gradaro (ad esempio, il fatto che siano presenti edifici bassi, di fattura antica, ndr) a dover essere tutelata». Ma che cosa è davvero accaduto in quelli che pochi decenni fa erano capannoni in uso ad artigiani? Sul posto c'è qualche abitante che ricorda l'abbattimento. Circa tre settimane fa vigili del fuoco e polizia locale accorrono perché quell'edificio «stava per crollare». Il giorno dopo non c'è più niente. La società proprietaria dell'area è la Vecchia ceramica srl (tra i proprietari figura Lorenzo Arioli che ieri la Gazzetta ha tentato di contattare). Incaricato di amministrare lo stabile è il geometra Paolo Pistoni, che spiega: «Sono stati i residenti della via a chiamarci perché era crollata una parte di tetto. Sono arrivato sul posto che c'erano già pompieri e vigili del fuoco. A quel punto ho proceduto all'abbattimento su ordine della proprietà, attraverso una ditta di mia proprietà. Se abbiamo avvertito la Sovrintendenza? In questo caso non ce n'era bisogno. Un'ordinanza dei vigili del fuoco mi chiedeva di provvedere immediatamente all'intervento». Ecco il perché dell'abbattimento. Ma il fatto che l'edificio fosse pericolante può giustificare il mancato avviso lamentato dalla Sovrintendenza? Per il momento non sembra smuovere più di tanto la funzionaria: «Il fatto che fosse pericolante non vuol dire nulla. In casi come questi si può seguire la strada del consolidamento della struttura, oppure ovviare per la demolizione seguita però dal ripristino di una struttura simile. Non escludo ora questa seconda possibilità. Ma prima farò un sopralluogo di persona». Chi la vincerà?