Primi nove indagati per lo sbriciolamento della Schola Armaturarum del 6 novembre. Tra questi l'allora direttore degli scavi Varone e l'ex sovrintendente Guzzo, in carica fino al 2009 Dopo i crolli, arrivano gli avvisi di garanzia. Sull'area archeologica di Pompei la procura di Torre Annunziata ha avviato due indagini. La prima riguarda la gestione del sito durante lo stato di emergenza deciso da Berlusconi nel luglio 2008 e durato fino al giugno 2010 che portò negli scavi commissari straordinari, deroghe e Protezione civile. Un'inchiesta seguita dalla Finanza che mira ad accertare come Marcello Fiori, uomo di Bertolaso, abbia impiegato i 79 milioni di euro spesi nel suo anno alla guida di Pompei, tra l'altro ricorrendo quasi sempre alle procedure di urgenza. La Corte dei Conti già l'estate scorsa aveva sottolineato come non sempre le ordinanze della Protezione civile rispondano ai criteri di «grave danno o rischio», tali da giustificare la deroga alla normativa. Tra queste c'erano proprio «le opere di manutenzione straordinaria per consentire la piena fruizione dei beni archeologici» o «l'organizzazione dei servizi di guida ai turisti». La seconda indagine dei magistrati riguarda invece il crollo del 6 novembre della Schola Armaturarum. I carabinieri scandagliano la gestione ordinaria del sito da parte della Soprintendenza, prima dell'arrivo dei commissari. Il pubblico ministero di Torre Annunziata Stefania Di Dona ha emesso i primi nove avvisi di garanzia. Fra gli indagati, il direttore degli scavi Antonio Varone e l'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, in carica fino al 2009. Il reato ipotizzato è di crollo colposo, dovuto alla mancanza di controllo e manutenzione sulla struttura. «Finora abbiamo sequestrato l'area - spiega il procuratore capo di Torre Annunziata Diego Marmo - e fatto una ricognizione sui lavori eseguiti. Ora stiamo mandando gli avvisi di garanzia così da permettere agli indagati di partecipare, poi affidata la consulenza entreremo in una fase delicata». L'ex sovrintendente Guzzo, a Pompei dal 1994, per ora preferisce non commentare: «Non ho ancora letto l'avviso, perché sto tenendo un seminario fuori città». Tutti gli indagati hanno avuto un ruolo negli ultimi lavori alla Domus del 2009 e il loro nome figurava anche sul cartello che venne esposto all'esterno del cantiere: l'architetto restauratore della Soprintendenza e responsabile del procedimento Paola Rispoli. il direttore dei lavori Aldo Borriello, l'architetto capo dell'ufficio tecnico Valerio Papaccio, l'ex funzionario Maria Grazia Del Greco e la rappresentante della Restauratori d'arte Caccavo srl di Pontecagnano Faiano (Sa) che eseguì l'intervento Anna Maria Caccavo, Gli altri due indagati per ora non si conoscono ma è escluso che figuri il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi che ha subito chiesto all'opposizione di riconsiderare la mozione di sfiducia attesa in Parlamento. «Esprimo tutto il mio sostegno a Guzzo, uomo di grande esperienza - commenta Tsao Cevoli, presidente dell'Associazione italiana archeologi -. Perché i sindacati denunciano che prima erano in servizio 98 operai per la manutenzione ordinaria dei 1.500 edifici, oggi uno solo. Il vero fallimento è stato il commissariamento che ha speso fondi senza avere le competenze giuste e portando a restauri costosi e di immagine, come quello del Teatro Grande».
Pompei. Dopo i crolli, arrivano gli avvisi di garanzia
La procura di Torre Annunziata ha avviato due indagini su Pompei. Una riguarda la gestione del sito durante lo stato di emergenza deciso da Berlusconi nel 2008 e l'altra il crollo del 6 novembre della Schola Armaturarum. Tra gli indagati, il direttore degli scavi Antonio Varone e l'ex sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo. Il reato ipotizzato è di crollo colposo. I carabinieri stanno scandagliando la gestione ordinaria del sito da parte della Soprintendenza. Il pubblico ministero ha emesso i primi nove avvisi di garanzia. Gli indagati hanno avuto un ruolo negli ultimi lavori alla Domus del 2009.
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