Il ministro dei Beni culturali e la mozione di sfiducia individuale: non credo affatto che passerà Bondi: ho scritto al Pd ma del passato Pci è rimasto solo lo stalinismo, non la serietà 200 le firme della mozione di sfiducia individuale a Bondi ROMA Ministro Bondi, se verrà sfiduciato, come si comporterà? «Non credo affatto che sarò sfiduciato, perché non esiste la possibilità che io possa mettere a rischio il governo. Nell'ipotesi, sarei assolutamente sereno per quanto riguarda me stesso, ma preoccupato per l'imbarbarimento a cui può giungere la vita politica in Italia». Quel «cari compagni», con cui si è rivolto alla sinistra per non essere sfiduciato, è sembrato al Pd, ma anche a Granata del Fli, una mozione degli affetti lacrimosa... «In Italia è ormai scomparsa ogni possibilità di dialogo, di confronto e di comprensione. Domina l'insulto, la provocazione e la delegittimazione nei confronti di chi la pensa diversamente. In questi giorni, trovo conforto leggendo i discorsi di Aldo Moro: respiro l'aria pura della politica». Bersani è stato gelido, sulla sua lettera. Che ne pensa? «La mia lettera, lo ammetto, è l'espressione di una ingenuità a contatto con un'incultura, un cinismo, una spietatezza che dominano completamente la politica non solo in Italia Ma Bersani non ha ancora capito che questo abito mentale è all'origine della crisi della sinistra. Berlusconi vince sempre perché supera tutti i cosiddetti professionisti della politica in quanto a capacità, a visione politica e soprattutto umanità». Ma perché quel «cari compagni»? Era un ero richiamo ai suoi ex «compagni di cordata» nella sinistra, legato alla nostalgia? O, come qualcuno ha pensato, una presa in giro? «In realtà non mi sono rivolto al Pd in questo modo. "Cari compagni" è il titolo che Giuliano Ferrara ha voluto dare alla mia lettera. Ho voluto soltanto verificare se ancora sussistessero quelle qualità di serietà politica e di rigore morale nel gruppo dirigente del Pd che facevano parte dell'educazione di base del Pci. Purtroppo, hanno abbandonato i pochi pregi del Pci, e hanno mantenuto solo l'arroganza e tutta intera la mentalità stalinista». Lei parla spesso di cinismo. Ma la politica non è cinismo? «La politica è l'arte del possibile e non del desiderabile. Ma l'asticella del possibile dipende dal cuore congiuntamente alla razionalità dei leader politici». Nelle sue ultime dichiarazioni, soprattutto su Pompei, lei sembra quasi un perseguitato. Ma può esserlo un ministro in carica? Sembra di sentire Berlusconi... «Guardi, io avevo previsto un anno fa quello che sarebbe accaduto. Dopo le campagne contro Berlusconi, considerate inefficaci e non conclusive, scrivevo che avrebbero cominciato a sferrare un attacco contro gli uomini a lui più vicini. Così è immancabilmente accaduto. Scajola, Bertolaso, Verdini, Bondi. Una perfetta regia che ha orchestrato tutto questo, disponendo delle informazioni necessarie, e capace di scatenare un feroce attacco giudiziario e giornalistico. Oggi ne sono ancora più convinto». È sicuro di avere ancora l'appoggio completo del Pdl? «Credo che nel Pdl io sia non solo rispettato, ma considerato come una persona che ha lavorato per farlo nascere e che lavora in squadra per l'ulteriore rafforzamento del nostro movimento. E questo lavoro non dipende dai ruoli che posso occupare sia al governo che nel partito, ma dalle mie idee, dalla mia passione politica e dalla mia volontà di concorrere alla crescita di una nuova classe politica del centrodestra». Lei potrebbe pagare il prezzo politico che Berlusconi non ha pagato? «Berlusconi e la sua famiglia hanno pagato un prezzo inimmaginabile. Chi non prova sulla propria pelle questa esperienza non ne può capire l'inaudita violenza. Ma il prezzo maggiore lo paga il Paese, irretito nelle maglie di chi persegue l'unico obiettivo di arrestare il cambiamento». Lei ha scritto a «Panorama», a proposito della Scala: «Spero proprio che il prossimo anno questo compito possa essere assolto da un nuovo ministro della Cultura, più politicamente corretto di me, più presentabile di me, più smaliziato di me, più cinico di me». Spera di andarsene? «Le devo dire la verità? Mettere a disposizione il mio ruolo a favore di un rafforzamento o comunque di un ricambio del governo sarebbe per me un sollievo per adempiere al meglio alla mia vocazione politica e intellettuale».