In una lettera al Foglio si appella ai suoi ex amici del PCI perché non lo sfiducino L'ex compagno Sandro Bondi vuole essere salvato in virtù del suo passato comunista. Non pago della lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in cui attaccava Gianfranco Fini che sarebbe stato reo di aver convocato una riunione nel suo studio per parlare con i suoi della sfiducia contro di lui, il ministro della Cultura, ieri si è addirittura spinto a mandare una lettera aperta al Foglio. Singolare iniziativa atta a fermare la mozione presentata contro di lui dal Pd peri crolli a Pompei (e che potrebbe essere l'occasione del prossimo muro contro muro tra maggioranza e opposizioni), appellandosi alla passata militanza comune nel Partito comunista. Il ministro ricorda il suo passato giovanile nel Pci e spiega il suo passaggio a Forza Italia per la consapevolezza "dell'impossibilità di una evoluzione socialdemocratica del Partito Comunista Italiano". Ma poi argomenta: "Siccome riconosco ancora nei principali leader della sinistra, in particolare a Bersani, Veltroni e Fassino, un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici vi chiedo di fermarvi, di riflettere prima di presentare contro di me un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano, che rappresenterebbe un'onta non per me che lo subisco ma per voi che lo promuovete". Ma il ministro sta sparando tutte le sue cartucce. E ieri, dunque, fa anche un attacco frontale a Italo Bocchino, con un' intervista che il Giornale "spara" in apertura: "Nel corso di questi due anni di governo mi ha chiamato più volte con tono minaccioso per chiedere che il ministero finanziasse soggetti cinematografici, alcuni dei quali prodotti da società della sua famiglia". Dichiarazioni accompagnate da un approfondimento su un giudice che sarebbe stato incaricato di fare le pulci ai bilanci della società della signora. L'iniziativa ha un che di drammatico, nel denotare la disperazione di chi - evidentemente - sente di trovarsi in una situazione indifendibile. E non solo per i crolli di Pompei. Non solo per la gestione di un dicastero che è riuscito a scontentare tutti. Ma anche per le rivelazioni del Fatto Quotidiano sulla "sistemazione" di figlio ed ex marito della compagna e dei suoi rapporti con l'attrice bulgara, Bonev, per il cui film avrebbe fatto inventare persino un premio ad hoc alla Mostra del Cinema di Venezia. E se Bocchino annuncia querela, il Pd - per bocca di Franceschini - risponde picche: "Non credo proprio che ritireremo la mozione di sfiducia". Bersani conferma. E l'interessato si sfoga parlando di "cinismo" e "indifferenza". Il punto, ora, è: ma quando si vota questa mozione, che era stata calendarizzata in un primo momento per il 29 novembre? È l'ultimo provvedimento dell'ordine dei lavori approvato da Montecitorio: in teoria sarebbe dovuto andare al voto prima di Natale, ma ieri pomeriggio è slittato definitivamente a gennaio. Verrà calendarizzato nuovamente alla ripresa. E così la maggioranza si evita una nuova conta. Intanto, per i crolli di Pompei sono stati emessi 9 avvisi di garanzia: per l'ex sovrintendente Pietro Giovanni Guzzo, il direttore degli scavi Antonio Varone, alcuni funzionari e geometri della sovrintendenza di Napoli e Pompei, tra i quali il geometra Borrelli e il capo dell'ufficio tecnico Capaccio. Ipotesi di reato: crollo colposo.
La tristezza del "compagno" Bondi
Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, ha scritto una lettera aperta al Foglio in cui chiede ai suoi ex amici del PCI di non sfidurlo. Ha ricordato il suo passato comunista e ha spiegato il suo passaggio a Forza Italia. Ha anche attaccato Italo Bocchino, accusandolo di aver chiesto finanziamenti per soggetti cinematografici della sua famiglia. Il ministro ha anche parlato delle rivelazioni del Fatto Quotidiano sulla "sistemazione" di figlio ed ex marito della sua compagna e dei suoi rapporti con l'attrice bulgara. Il Pd ha risposto che non ritirerà la mozione di sfiducia contro di lui.
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