Lettere al Corriere della Sera - una città mille domande Caro Conti, quando svolgiamo le nostre visite guidate ai luoghi delle battaglie per la difesa di Roma del 1849, all' altezza dell' ingresso di Villa Sciarra in viale delle Mura Gianicolensi, commentando le mura e le brecce del Sesto bastione esaminiamo, sulla rientranza, due lapidi affiancate: l' una, scritta in latino dall' amministrazione pontificia nel 1850, dopo la restaurazione del potere temporale, che loda i francesi e vitupera i garibaldini; l' altra scritta in italiano dopo il 1870, che onora la memoria dei caduti per la difesa di Roma. Noi segnaliamo la esemplarità dell' evento, finalmente i vincitori non distruggono quel che è opera dei vinti. Ma oggi è impossibile leggerne il contenuto... Sono veramente malmesse. Enrico Luciani Presidente dell' associaz. Amilcare Cipriani Dirett. del sito www.comitatogianicolo.it Caro Luciani, la Costituzione della Repubblica Romana, varata lo stesso giorno della sua sconfitta il 3 luglio 1849, è un faro per il concetto stesso di democrazia contemporanea. Un atto costitutivo lungimirante che andrebbe studiato nelle scuole dell' obbligo per spiegare perché quei ragazzi, nel 1849, spesero la propria vita lì sul Gianicolo. Detto questo, ha perfettamente ragione lei. Quelle due lapidi sono un esempio di come si dovrebbe gestire il retaggio della Storia (senza «dannare la memoria» degli sconfitti e soprattutto senza distruggere ciò che hanno lasciato) e quindi il monito da consegnare alle future generazioni. In questo caso è difficile scegliere tra la pacatezza della prosa in latino e il rigore dell' italiano con cui nel 1870 si dice addio al «governo sacerdotale». Non resta che far ripulire quelle lapidi. Chissà che l' effervescente soprintendenza comunale non trovi il tempo, le risorse... e la voglia. pconticorriere.it Conti Paolo Pagina 12 (17 dicembre 2010) - Corriere della Sera] Lettere al Corriere della Sera - una città mille domande Quando la Storia non distrugge Quelle lapidi a villa Sciarra Caro Conti, quando svolgiamo le nostre visite guidate ai luoghi delle battaglie per la difesa di Roma del 1849, all' altezza dell' ingresso di Villa Sciarra in viale delle Mura Gianicolensi, commentando le mura e le brecce del Sesto bastione esaminiamo, sulla rientranza, due lapidi affiancate: l' una, scritta in latino dall' amministrazione pontificia nel 1850, dopo la restaurazione del potere temporale, che loda i francesi e vitupera i garibaldini; l' altra scritta in italiano dopo il 1870, che onora la memoria dei caduti per la difesa di Roma. Noi segnaliamo la esemplarità dell' evento, finalmente i vincitori non distruggono quel che è opera dei vinti. Ma oggi è impossibile leggerne il contenuto... Sono veramente malmesse. Enrico Luciani Presidente dell' associaz. Amilcare Cipriani Dirett. del sito www.comitatogianicolo.it Caro Luciani, la Costituzione della Repubblica Romana, varata lo stesso giorno della sua sconfitta il 3 luglio 1849, è un faro per il concetto stesso di democrazia contemporanea. Un atto costitutivo lungimirante che andrebbe studiato nelle scuole dell' obbligo per spiegare perché quei ragazzi, nel 1849, spesero la propria vita lì sul Gianicolo. Detto questo, ha perfettamente ragione lei. Quelle due lapidi sono un esempio di come si dovrebbe gestire il retaggio della Storia (senza «dannare la memoria» degli sconfitti e soprattutto senza distruggere ciò che hanno lasciato) e quindi il monito da consegnare alle future generazioni. In questo caso è difficile scegliere tra la pacatezza della prosa in latino e il rigore dell' italiano con cui nel 1870 si dice addio al «governo sacerdotale». Non resta che far ripulire quelle lapidi. Chissà che l' effervescente soprintendenza comunale non trovi il tempo, le risorse... e la voglia. pconticorriere.it Conti Paolo Pagina 12
Quando la Storia non distrugge - Quelle lapidi a villa Sciarra
Riassunto in massimo 200 parole:
Due lapidi affiancate a Villa Sciarra in viale delle Mura Gianicolensi, a Roma, sono state segnalate per essere state danneggiate. Le lapidi, scritte in latino e italiano, commemorano i caduti per la difesa di Roma del 1849. La prima, scritta in latino, loda i francesi e vitupera i garibaldini, mentre la seconda, scritta in italiano, onora la memoria dei caduti. Le lapidi sono state segnalate per essere state danneggiate, ma non è stato possibile leggerne il contenuto. Un'associazione ha chiesto di far ripulire le lapidi e di gestire il retaggio della storia in modo da non danneggiare la memoria degli sconfitti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo