Molto rumore per nulla. Sono trascorsi cinque silenziosi anni da quando l'abbazia di Casole, che si trova a pochi chilometri a Sud di Otranto, fu provocatoriamente messa in vendita sul sito www. pietreantiche. de., per la cifra di un milione di euro. Un'area archeologica vincolata, con un monastero di così rilevante interesse storico (ma di proprietà privata) messa in vendita? La notizia suscitò il dovuto scalpore e il dibattito si accese grazie alla rivista QuiSalento, che raccolse la provocazione e lanciò una campagna di sensibilizzazione, con raccolta firme al sito della redazione. Da allora ad oggi, nonostante fosse stato scritto tanto, nulla è cambiato. Allora furono messi in campo alcuni tentativi, da parte dell'amministrazione provinciale, per progetto di recupero da far attuare all'Università del Salento; ma poi, come spesso accade, l'interesse, che era stato suscitato dai media, andò scemando. L'abbazia di San Nicola di Casole resta diroccata, ma sempre pronta a raccontare un importante brano della nostra storia. È una pagina fondamentale quella di cui è testimonianza un monastero, i resti, nonostante tutto, resistono al tempo e si adagiano accanto ad una masseria, in un'area archeologica molto vasta. In concomitanza con la provocatoria vendita, furono anche effettuate delle ricognizioni, a cura della cattedra di Archeologia medievale del professore Paul Arthur dell'ateneo salentino. «Intorno al monastero» , ha ricordato Arthur, «è stato ritrovato materiale bizantino e quindi può ipotizzare che la fondazione dell'abbazia sia sicuramente anteriore all'epoca del principe normanno Boemondo I» . La ricostruzione storico-archeologica del sito risulta ancora di complessa definizione, ma di certo si può ricordare ruolo di crocevia culturale che il monastero deteneva. L'abbazia, dedicata a San Nicola, era retta dai monaci basiliani italo greci. Si potrebbe definire una fortezza del sapere, un'università ante litteram. Qui poteva recarsi chiunque volesse erudirsi, ricevendo anche in parte vitto e alloggio. Il monastero aveva inglobati lo scriptorium e la biblioteca. I monaci trascrivevano i codici greci, li traducevano in latino e venivano diffusi in Occidente e viceversa. E tra i testi figur ava anche il Phisiologus, cui si sarebbe ispirato monaco Pantaleone, per alcune figure mosaico pavimentale della cattedrale Otranto. Attorno al cenobio di San Nicola di Casole fiorì anche un gruppo di poeti in lingua greca, una sorta di circolo culturale che si riconosceva nella guida dell'abate Nettario, proprio nello stesso momento in cui si imponeva la Scuola poetica siciliana. La fortuna di Casole tramonta, però, con l'assalto dei Turchi ad Otranto, nel 1480, e la conseguente distruzione della sua importante biblioteca. Un nucleo consistente di volumi, fu fortuitamente salvato, poco prima, dal cardinale Bessarione, patriarca di Costantinopoli e accanito bibliofilo, in visita al monastero. Questi prese in carico, per donarli alla Biblioteca Marciana, nel 1468 oltre 500 volumi greci e 300 latini. patrimonio di Casole, fra codici e testi, risulta ora sparso fra le più prestigiose biblioteche europee: la Marciana di Venezia, la Medicea di Firenze, la Vaticana, la Sorbona a Parigi e ancora la Nazionale a Madrid e poi Berlino, Londra, Kiev. Con distruzione dell'abbazia finisce l'epopea di Casole. La sua storia prestigiosa è rappresentata da alcuni resti di un grandioso monumento. Sono ancora visibili in parte la facciata, colonne multiple che sostengono un arco, alcuni ambienti con volte a crociera e frammenti di affreschi. Un pozzo indica invece il centro dell'antico chiostro. L'abbazia fu sottoposta alla chiesa latina, sotto la diocesi di Otranto, nel XIII secolo. Poi l'invasione e da lì tutto si abbandonò a un inesorabile degrado. Casole è rimasta, però, viva anche in molti importanti testi letterari contemporanei. Sono trascorsi quindici anni da quando Maria Corti scriveva « idee di tale genere non nascono in un posto qualunque: questa maturò nell'abbazia di San Nicola di Casole, un miglio e mezzo a Sud di Otranto dove alte finestre davano sulla terra ottantina e la notte sotto un puro blu si percepiva l'universo» . (Otranto allo specchio, edizioni All'insegna del pesce d'oro Vanni Scheiwiller). Ora un lungo viale alberato porta soltanto alle rovine di quell'universo, che attende un degno recupero.