Lassessore Croppi: "Lidea in sé è apprezzabile, anche se il contesto è inadeguato" Tanti episodi, da Venezia a Milano a Palermo, dove lo spot prevale sullarte ROMA - Autosalone Ara Pacis. Non è lultima insegna di una concessionaria allavanguardia che, per farsi pubblicità, ha pensato bene di sfruttare uno dei monumenti-simbolo della Roma imperiale. No. È la pura realtà: ovvero quel che fino a stasera chiunque può vedere visitando lo splendido altare del 9 a. C. dedicato da Augusto alla dea della Pace. E già perché allinterno della controversa teca progettata da Richard Meier, proprio a ridosso del podio che sorregge i pilastri corinzi, da un paio di giorni fanno bella mostra di sé due city car elettriche nuove di zecca, una bianca e una blu, battezzate Dany e prodotte dalla società Belumbury che, a dispetto del nome, è una casa automobilistica tutta italiana. Voleva fare le cose in grande, limprenditore Stefano Maccagnani. Lui che tra laltro si fregia del titolo di "patriota" per aver salvato Alitalia, già presidente e ad della Simmel Difesa, ex società Fiat, nonché titolare dellazienda elettromecanica Eos, per lanciare la sua mini-car ecologica ha chiesto e ottenuto il meglio: il prestigioso museo civico nel cuore della città eterna, senza sborsare - così sostiene - neppure un euro daffitto. E dove perciò laltro ieri sera capitani dindustria e nobildonne, professionisti e politici, in testa Gianni Letta, si sono dati appuntamento per assistere alla presentazione della macchinetta curata da Paola Perego, con Ornella Vanoni a far da madrina. Un evento lungo tre giorni: tanto quanto durerà lesposizione nella cornice dellaltare augusteo. Di cui persino lassessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi, non sapeva nulla: «Io non lho autorizzato», spiega dopo aver fatto una breve istruttoria. «Mi dicono che levento è frutto di una sponsorship con il produttore, il quale donerà in cambio 80mila euro per la manutenzione dellAra Pacis. Una cosa in sé apprezzabile, anche se non mi sembra questo il contesto adeguato». Un allestimento che spiazza pure i turisti. «Certo non ci aspettavamo di vedere due macchine parcheggiate sotto un monumento così ricco di storia», commentano uscendo Alejandro Luna e Maria Ortiz, due studenti spagnoli in gita scolastica a Roma. Lo stesso sgomento che coglie Giulia Maria Mozzoni Crespi, fondatrice del Fai, una vita spesa per salvare i tesori dItalia: «Lidea di mettere delle auto davanti a quel gioiello di scultura mi inorridisce», esordisce con sdegno. «Ma perché dobbiamo sempre mischiare il sacro con il profano? Sono allibita che il Campidoglio abbia avallato un tale scempio e mi domando se la soprintendenza ha avuto voce in capitolo, perché non posso credere che abbia dato via libera a un orrore del genere». Daltra parte gli esempi di uso deviato dei monumenti, piegati alle più varie esigenze di mercato, ormai non si contano più. Ci sono i cartelloni pubblicitari che in tutte le città darte impacchettano prestigiosi edifici storici, compreso il Ponte dei Sospiri a Venezia che di recente ha ispirato lappello al ministro Bondi firmato da sir Norman Foster; lo stand natalizio di Tiffany in piazza Duomo a Milano; il campo di big soccer con tanto di spalti montati nel catino del Circo Massimo a Roma. «Oggi questa ideologia aziendale sta pervadendo tutto», osserva sconsolato il direttore degli Uffizi, Antonio Natale: «Non voglio correre il rischio di sembrare un passatista, cosa che io non sono, tantè che mesi fa ho fatto montare, suscitando diverse polemiche, una scritta al neon accanto al museo che si rifletteva nellArno e recitava: "Larte è sempre stata contemporanea". Gli stessi Uffizi sono nati come museo darte contemporanea, tutta larte quando nasce è presente, non passato». Eppure il tempo qualcosa conta, non tutto può essere mercificato: «Ci vuole una grande attenzione, non mi piace quando i monumenti vengono prostituiti», conclude Natale. Bisogna considerare tutte le opere darte, siano essere figurative o di architettura, come testi poetici. Chi prenderebbe un canto di Dante per fare pubblicità a un motorino? Con le opere darte o di architettura succede perché non vengono considerate opere poetiche, ma feticci del consumismo».
ROMA - Auto in mostra allAra Pacis se la pubblicità entra nel monumento - La fondatrice del Fai: "È uno scempio diseducativo"
L'Autosalone Ara Pacis, un evento di presentazione di auto elettriche, si è svolto presso il monumento dell'Ara Pacis a Roma. L'evento è stato organizzato dalla concessionaria Belumbury e ha visto la presenza di due auto elettriche, una bianca e una blu, battezzate Dany. L'evento è stato criticato da vari personaggi, tra cui l'assessore capitolino alla Cultura, Umberto Croppi, che ha dichiarato che l'idea di mettere le auto davanti al monumento è inadeguata. Altri hanno criticato l'uso del monumento per scopi commerciali, considerandolo un "scempio" e un "orrore".
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