Le indagini sui cedimenti della scuola dei Gladiatori e della casa del Moralista Bondi, no Pd alla lettera del ministro per far ritirare la sfiducia Il capo della procura di Torre Annunziata, Diego Marmo, lo aveva annunciato solo qualche giorno fa: le indagini sui crolli della scuola dei Gladiatori e della casa del Moralista negli scavi di Pompei avrebbero avuto una svolta in tempi brevi. E sui cedimenti delle due antiche strutture, avvenuti il 6 e il 30 novembre, ecco ora i primi sette avvisi di garanzia. Sono stati notificati, sull'ipotesi di crollo colposo, per consentire agli indagati di nominare avvocati e consulenti per la nomina di un esperto che dovrà verificare i motivi dei crolli. Lunedì prossimo, dunque, il pm Stefania Di Dona, che coordina l'inchiesta, nominerà il professore Nicola Augenti, come proprio consulente tecnico d'ufficio. Tra gli indagati, l'ex soprintendente Pietro Giovanni Guzzo e il direttore degli scavi e vice soprintendente Antonio Varone. Con loro sono finiti nel registro degli indagati il capo dell'ufficio tecnico Valerio Papaccio, l'architetto restauratore Paola Rispoli, il geometra Aldo Borrello (da mercoledì scorso in pensione), l'architetto Maria Grazia Del Greco (ex funzionaria) e la titolare della ditta «Caccavo» che ha eseguito i lavori di restauro e messa in sicurezza della casa del Moralista, Anna Maria Caccavo. Per tutti l'ipotesi d'accusa è di crollo colposo. Sono indagati perché, secondo il pubblico ministero della procura di Torre Annunziata, Stefania Di Dona, sono responsabili della progettazione, della pianificazione e della esecuzione dei lavori di ripristino della «Schola Armaturarum e della domus del «Moralista». Dal campo giudiziario a quello politico, con la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Bondi proprio sui crolli di Pompei. Per convincere il Partito democratico a ritirarla, Bondi ha preso carta e penna è si è rivolto ai principali leader della sinistra per chiedere loro di fermarsi, «di riflettere» prima di presentare contro di lui «un atto parlamentare così spropositato, pretestuoso e dirompente sul piano umano». E che, soprattutto, «rappresenterebbe un'onta non per me che lo subisco ma dice per voi che lo promuovete». Il ministro e coordinatore del Pdl, si rivolge insomma ai leader del principale partito di opposizione "facendo leva" sul suo passato tra le file del Pci, dove militava come appartenente alla corrente migliorista, guidata da Giorgio Napolitano e dove ha ricoperto anche la carica di sindaco di Fivizzano, suo paese di origine in provincia di Massa Carrara. Dice di riconoscere a Bersani, Veltroni e Fascino, «un residuo di concezione seria della politica e di rispetto nei confronti degli avversari politici», quello cioè che lui ha «imparato dalla scuola del Partito Comunista», e si appella a queste radici comuni per chiedere loro di fare un passo indietro. Ma la risposta che arriva dal Pd è netta: la sfiducia, dice Dario Franceschini, «non credo proprio che la ritireremo». Una posizione confermata dal segretario, Pier Luigi Bersani, che giudica sufficientemente «convincente» la replica del suo capogruppo alla Camera. «Noi le lettere le leggiamo sempre ma la risposta è quella» dice il leader del Pd, prontamente «ringraziato» dallo stesso Bondi per il grado di «cinismo» dimostrato con la replica. «Non nutrivo eccessive speranze - ha concluso Bondi -, ma ho voluto comunque compiere un atto per capire a quale livello di cinismo e soprattutto di indifferenza verso il confronto e il rispetto per le persone sia giunta la politica della sinistra in Italia».
Pompei, primi sette indagati per il reato di crollo colposo
Il ministro della Cultura, il Moralista Bondi, ha scritto una lettera al leader del Pd, Pier Luigi Bersani, chiedendo di ritirare la mozione di sfiducia presentata contro di lui. La mozione è stata presentata a causa dei crolli della scuola dei Gladiatori e della casa del Moralista a Pompei. Bondi ha chiesto di fermarsi e di riflettere prima di presentare un atto parlamentare così spropositato e pretestuoso. Ha anche chiesto di fare un passo indietro e di non nutrire eccessive speranze. La risposta del Pd è stata netta: la sfiducia non verrà ritirata.
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