L'intervista. «Al centro delle indagini anche i miei contrasti con i commissari» In giro per l'Italia, non ha ancora letto il contenuto del suo avviso di garanzia. Il professore Pietro Giovanni Guzzo, responsabile della soprintendenza speciale di Napoli e Pompei per sedici anni dal 1993 fino al 2009, è a Milano. Al telefono, i giornalisti lo informano che è tra i sette indagati di crollo colposo per il cedimento della Schola Armaturarum e della casa del Moralista negli scavi di Pompei. E di colpo, il professore passa dalla citazione lusinghiera del New York Times, dove commentava che «a Pompei mancano una buona manutenzione ordinaria e programmi adeguati di lavori di conservazione», alla notizia giudiziaria in cui è il più noto tra i coinvolti. Professore, ha saputo dell'avviso di garanzia? «Sì, mi hanno riferito. Ma non ne so molto. Da Milano, dove ho partecipato ad un convegno, sto per spostarmi a Ferrara per una lezione. Sono lontano da casa». Non ha letto l'atto giudiziario, quindi? «No, tornerò a casa sabato notte. Non so neanche se mi abbiano in concreto notificato l'avviso che mi riguarda». Quindi non si sente di fare commenti? «Mi comprenda, come potrei farlo nel merito senza sapere cosa mi si addebita». I suoi contrasti con i commissari straordinari nominati dal governo agli scavi di Pompei sono stati però ricorrenti, durante il suo incarico di soprintendente. Come mai? «E' storia nota, non sveliamo certo nulla. Le divergenze con il commissario Marcello Fiori sono state più volte riportate dai giornali. Anche in questo caso, però, potrebbe trattarsi di vicende al centro dell'inchiesta della magistratura, far parte di quel merito su cui non so nulla. E allora devo astenermi, ora, dal farci qualsiasi commento». Il ministro della Cultura, Sandro Bondi, però ha commentato già la notizia sugli avvisi di garanzia e cita il suo nome, lo sa? «No, cosa ha detto?» Si dice dispiaciuto che anche lei abbia alimentato ingiuste polemiche contro di lui, contribuendo a metterlo sul banco degli imputati. «Beh, mi sembra che, citando me solo, il ministro precorra un po' troppo i tempi di un'inchiesta della magistratura che è ancora alle fasi molto iniziali. Corre sui tempi». Ma lei cosa ha detto sul ministro Bondi, nei giorni caldi delle polemiche sui crolli a Pompei? «Non mi sembra, a memoria, di aver mai nominato il ministro a riguardo di questa vicenda». Conosce i nomi degli altri indagati con lei? «Me li hanno elencati al telefono. Ma vorrei dire una cosa, anche se mi sembra scontata e ovvia. Gli avvisi sono notificati a tutela degli indagati. Non siamo mica imputati, né a giudizio. L'inchiesta serve a questo. Insomma, per dirla tutta, non siamo mica dei colpevoli».