Un viaggio originale curato dalla storica dellarte Anna Orlando Fastose ma "invisibili": in un libro le case delite, trionfo di gusto e collezionismo darte e antiquariato Dentro le case, come in un museo. Che documenta il gusto, le scelte più intime di chi abita il ventre di Genova e si può permettere (o fa sacrifici pur) di soddisfare completamente ogni desiderio estetico. Anna Orlando, storico dellarte, consulente di molti importanti collezionisti, è riuscita a sfondare quella parete, infrangibile, che solo Genova ha, il riserbo. E ha convinto una ventina di genovesi ad aprire la porta della propria casa: luminosi cortili, caleidoscopi di affreschi, oggetti di design e, fuori, la città. È nato "Case di Genova" (AdArte, 157 pagine, 59 euro), un libro che racconta, tra le parole di Orlando, le fotografie che sono composizioni di Adriano Bacchella (e lintroduzione di Piero Ottone, editorialista di Repubblica), una certa Genova, da dentro. Anna Orlando, prima di tutto come ha fatto? «La cosa più difficile non è stato convincere i proprietari delle case, anzi. È stato impostare bene il volume, che doveva essere un libro e non sconfinare mai in una rivista di arredamento o design. Ho scelto oculatamente le case, che dovevano raccontare tipologie diverse di genovesi: la casa degli avi che passa di generazione in generazione, quella del single, quella della giovane coppia, dellintellettuale, del collezionista. Volevo fare emergere la città di mare e vento, che entra nei muri delle case e le attraversa». Colpiscono due cose, negli scatti mai interpretativi di Bacchella e nei suoi racconti-percorsi nelle case genovesi: il colore e la presenza fitta di oggetti di design contemporaneo. Altro che Barocco. «La casa, dallinterno, dà una prospettiva nuova della città. E queste prospettive raccontano una Genova che molto poco assomiglia ai cliché. È vero le case sono molto colorate, ma in fondo è la nostra storia ad averlo insegnato, dal tempo delle facciate dipinte. Poi ci sono gli oggetti di design, di chi gira il mondo per lavoro e porta qui le ultime novità. La cultura in questa città ha talmente intriso anche le pietre che è entrata dentro le persone». Quante case ha visitato, prima di scegliere quelle "giuste"? «Ho cercato di limitare le visite, volevo non si spargesse la voce, altrimenti il progetto si sarebbe snaturato. Ogni foto è un passo, dentro un viaggio, dentro Genova. È stata usata solo luce naturale e mai il grandangolo, per non deformare gli spazi». Il libro sta andando a ruba, cosa farà adesso? «Semplice, ne farò un altro, con lo stesso editore: si intitolerà "Case di Milano" e uscirà il prossimo anno».