Con lintento di arrivare a ricomporre una sorta di disegno della produzione artistica dalle sperimentazioni del dopoguerra, alle concezioni post moderne e ai loro attuali esiti. Giampiero Biasutti espone fino a febbraio una ventina di opere realizzate da dodici artisti, tutte di proprietà della galleria. Diversi i contesti e anche i prezzi, che oscillano tra i 18mila euro di un gesso dipinto a tecnica mista di Melotti, del 1974, e i 250mila di Préréalité, olio su tela del 1957 di Victor Brauner, un autore che sta conoscendo nelle aste internazionali una crescente fortuna. Tra i pezzi esposti, un Senza titolo di Gastone Novelli del 1959, un lavoro su carta di Vincenzo Agnetti del 1972 e uno di Jonathan Guaitamacchi, realizzato nel 2010 con un mix su tela di acrilici i (2010). Alle pareti anche due opere di Piero Ruggeri: Vento tra i rovi, del 1974, accanto a un dipinto monocromo nero del 2001-2002. Due anche i dipinti di Valerio Adami (Lunicorno, ovvero scena di montagna e Caffè), si prosegue poi con lavori di Alighiero Boetti (Sciogliersi come neve al sole, ricamo su tela del 1989), di Salvo, De Maria, Griffa. Di Emilio Tadini è esposto un grande dipinto del 2001, Jan Knap è presente con una delle sue pitture tra il sacro e il bucolico, tra bambini, angeli musicanti e soavi madonne. Non poteva mancare Sebastian Matta, di cui la galleria ha da poco allestito unantologica, in anticipo sul centenario che ricorre nel 2011. «Questa è per noi la classica mostra di fine anno, con cui intendiamo fornire indicazioni, quasi consigli, ai collezionisti e alle persone interessate a investire in opere di qualità», dice Biasutti. Intento del gallerista, si legge nella presentazione, è anche quello di «offrire lopportunità di cogliere la ricchezza straordinaria che caratterizza larte degli ultimi anni, tra la seconda metà del XX secolo e la prima decade del nuovo millennio, invitando a instaurare un dialogo interpersonale con lartista, in cui quello che veramente conta è il piacere di un sentire e di un capire profondo».