NAPOLI. Vendere beni paesaggistici o architettonici di proprietà dello Stato? Una vera e propria "bufala". Ne è convinto il Sovrintendente per il Polo museale di Napoli. «L'ultima volta che è stato sollevato il "caso" - ricorda Spinosa, raggiunto telefonicamente a Madrid - fu lanciato l'allarme sulla volontà da parte del Governo di mettere in vendita il Museo di Capodimonte. Oggi si rilancia con la messa all'asta della Villa Floridiana o di altri siti di rilevante interesse artistico. Ma non è così, non può essere così». All'origine dell'equivoco, secondo il Sovrintendente, ci sarebbe la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell'elenco dei beni demaniali con relativo valore di mercato. «Si tratta - spiega ancora Spinosa - di una sorta di atto dovuto, di un aggiornamento che si fa pe-riodicamente del valore del patrimonio demaniale. Lo stesso discorso può essere esteso alle singole opere d'arte conservate nei musei e nelle pinacoteche: dare notizia, attraverso una pubblicazione ufficiale, del loro incremento di valore, non vuoi certo dire che automaticamente sono pronte ad essere messe sul mercato». «Il ministro Urbani - aggiunge il sovrintendente - è stato chiarissimo su questo punto: non si vende nulla, se non quelle caserme o quelle aree demaniali dismesse che non hanno alcun valore artistico, ambientale o di memoria storica. Non credo proprio sia il caso dei beni sui quali si sta sollevando un gran polverone. E poi non dimentichiamo che quando si dice che lo Stato è pronto a vendere il suo patrimonio, si commette il peccato di superficialità, perché lo Stato non è un'entità astratta, ma è fatto di cittadini, sovrintendenti, fun-zionari, di persone che certamente non possono né vogliono mettere in vendita un bene comune». Altro discorso, invece, per il responsabile responsabile del Museo di Capodimonte e della Villa Floridiana, è la possibilità, di cui pure si parla da tempo, di affidare ai privati là gestione dei beni culturali. «Attenzione però anche in questo caso a non generalizzare. - conclude Spinosa -Quando si parla di gestione privata del bene pubblico, ci si riferisce esclusivamente ai servizi. Penso alla ristorazione, ma anche alle biblioteche o ai punti vewdfta; in nessun caso il bene stesso entra nella disponibilità dei privati». Eppure la notizia della possibile alienazione a terzi di monumenti e parchi ha scatenato le ire di ambientalisti, cittadini e rappresentanti di associazioni culturali a vario titolo. Promette di costituire un Comitato Amici della Villa Floridiana, il presidente del Comitato Valori collinari Gennaro Capodanno, che chiede ai vomeresi di autotassarsi per una quota di 200 euro ognuno affinchè il quartiere acquisti il parco pubblico con annesso Museo delle ceramiche Duca di Martina. «Da lunedì - promette Capodanno - apriremo una serie di banchetti, nei pressi dei due ingressi della Villa e delle tre stazioni vomeresi delle funicolari e dell'isola pedonale di via Scarlatti. Faremo presente l'importanza della sottoscrizione dal momento che siamo certi che l'eventuale acquirente della Villa per rifarsi delle somme sborsate, dovrebbe istituire un ticket di ingresso che alla lunga graverebbe sui vomeresi molto più dei 200 euro oggi richiesti e che verranno sborsati non nel momento della sottoscrizione, ma dinanzi ad un notaio all'atto dell'indizione dell'asta». Toni allarmati che la dicono lunga sulla leggerezza con cui la notizia dell'alienazione dei beni pubblici sia stata fatta circolare. Non a caso Lino Ferrara, il project manager dello "Yachting club Nauticsud" (il club nautico virtuale che aprirà i battenti il prossimo primo marzo nell'ambito del Nauticsud), nella mattinata di ieri ha espresso la propria preoccupazione per l'alienazione delPisolotto collegato al litorale di Coroglio. «Nisida sarebbe la nostra sede ideale, un'oasi naturale come quella va valorizzata nel senso della sua evidente vocazione turistica, per il bene di tutta la città Avesse avuto la possibilità, - avverte l'imprenditore - lo Yacthting Club Nauticsud avrebbe organizzato subito una sottoscrizione tra i futuri soci in occasione del tesseramento che si effettuerà al salone dal primo al nove marzo per reperire i fondi necessari e ne avrebbe fatto la sua sede, che chiaramente sarebbe stata aperta a tutti i napoletani appassionati di nautica, perché da sempre il mare unisce e non divide». Getta acqua sul fuoco, intanto, il capogruppo di Forza Italia in Regione, Franco Bianco, che ironizza: «Perché il sindaco e la Giunta non mettono in vendita il Vesuvio? Sono certo che gli scienziati giapponesi si faranno avanti per avere un "modello" vero su cui studiare le eruzioni. Le barricate alzate in queste ultime ore da esponenti del centrosinistra per difendere un patrimonio artistico ed ambientale che nessuno vuole toccare, sono emblematiche dell'unico vero scempio che sia stato realizzato: quello di una cultura tesa alla demonizzazione dell'avversario». Smentita ufficiale alla vendita dell'isola di Nisida, è arrivata ieri dall'Agenzia del demanio. «Per l'isola di Nisida non è in corso alcuna procedura di vendita né vi è allo studio un'ipotesi in tal senso» si legge in una nota dell'Agenzia che, confermando quanto sostenuto dal sovrintendente Spinosa, sottolinea che il decreto in materia del 19 luglio 2002 riguarda la ricognizione prevista dalla legge 410 finalizzata a «verificare la dimensione e la consistenza del patrimonio dello Stato». La pubblicazione delle variazioni di valore dei beni pubblici, assicura «un processo di trasparenza che consenta a tutti di poter disporre di una mappatura completa del patrimonio dello Stato anche attraverso un adeguato strumento informativo». «Vendita non c'è - ha ulteriormente precisato un portavoce dell'Agenzia per il demanio - e non ci sarà in futuro. Non vi è alcuna ipotesi allo studio in tal senso».