All'improvviso da Maranello un macigno rotola a tumulare il progetto del Gp di Roma, già mezzo sepolto dal recente ripensamento di Bernie Ecclestone. È la frase dal tono definitivo pronunciata dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo durante la cena natalizia con i cronisti che seguono la Formula 1. Più o meno all'improvviso, dopo aver schivato tutte le domande che avessero anche solo da lontano qualcosa a che vedere con la politica (la cena si è tenuta a Maranello nella notte di lunedì, cioè alla vigilia del voto di fiducia alle camere), il numero uno della Ferrari ha dichiarato testualmente: "Per il futuro vedo una Formula 1 in cui ci sia al massimo un gran premio per ogni paese. Non di più. I calendari sono troppo lunghi e le difficoltà economiche degli organizzatori eccessive". Parole chiare che tutti i presenti hanno interpretato come un'esplicita bocciatura del progetto firmato Flammini-Alemanno, che adesso rischia di rimanere un evento buono per la Playstation. Le perplessità della Ferrari circa l'opportunità di disputare un gran premio nella Capitale erano ben note da tempo, anche se i vertici della scuderia avevano sempre evitato di esprimerle direttamente, per motivi di pierre, limitandosi a qualche educatissimo passo indietro ogni qual volta gli organizzatori li tiravano per la giacca. Ieri, per la prima volta, quei saltuari passi indietro si sono trasformati in una presa di posizione. Argomentata in maniera precisa, attraverso quel riferimento alle "difficoltà economiche degli organizzatori". Non è un segreto infatti che i due gran premi dell'attuale circuito che più dovrebbero assomigliare a quello romano, quello di Melbourne e quello di Valencia, hanno da anni conti da tribunale fallimentare. E che siano sempre sull'orlo di chiudere. La contrarietà della Ferrari si motiva però altrimenti. Montezemolo e i suoi ritengono che l'esposizione mediatica garantita dal Gp di Monza e dagli altri gp europei sia più che sufficiente a coprire e motivare un mercato come quello italiano. Roma, insomma, sarebbe un doppione dal punto di vista commerciale. Un doppione che non varrebbe lo sforzo economico e sportivo (la stagione, con i suoi attuali 20 appuntamenti, è già così troppo lunga). Le scuderie, invece, soprattutto quelle che fanno riferimento alle grandi case automobilistiche, vedono di buon occhio lo sbarco in altre realtà, come ad esempio quella nord americana o quella russa e in tale direzione fanno da sempre pressioni su Bernie Ecclestone, l'organizzatore dello spettacolo, l'uomo chiave, quello che prende gli accordi e firma i contratti. Proprio da Ecclestone nei mesi scorsi erano arrivate le più preoccupanti avvisaglie che qualcosa, dal punto di vista sportivo, si stava inceppando nella macchina organizzativa predisposta da Maurizio Flammini. In più di un'occasione, il patron del circus (che in un primo momento aveva strumentalizzato la proposta romana per alzare il prezzo nella trattativa per il rinnovo del contratto con Monza) aveva avuto modo di sottolineare come tra lui e il manager italiano non fosse stato firmato nessuno contratto e che vi fosse, al massimo, solo un accordo verbale generico.