L'apertura di un nuovo Museo del '900 a Milano non riguarda solo Milano. E un'apertura che risponde alla chiusura del Paese, offrendo sette «chiavi» e una «porta». 1) L'orgoglio: essere italiani oggi significa essere consapevoli che non siamo una potenza militare, economica, politica ma lo siamo in campo culturale, all'estero per il Rinascimento e per due movimenti: il Futurismo e l'Arte Povera. In particolare il primo è il cuore strategico del Museo. Abbiamo visto le opere di Boccioni, Balla, Severini strumentalizzate e acquistate lontano dalla Patria. Ora l'esilio è finito. 2) Il valore: quest'opera pubblica la cui ristrutturazione si aggira intorno ai 3o milioni di Euro in un'epoca di crisi né vale il doppio in termini di indotto. 3)11 patrimonio: i capolavori, quasi 400, stimati non meno di 5oo milioni di Euro appartengono a Collezioni Civiche ed è il capitale di una democrazia reale. 4) I tempi e le condizioni: realizzato senza ritardi sulla consegna, senza supplementi economici, senza biglietto d'ingresso per i visitatori. 5) Pubblico-privato: con un progetto triennale si è avviato un diverso rapporto. Dalla sponsorship alla partnership raccogliendo circa 2 milioni e mezzo di Euro. Attraendo investitori esteri. 6) Il sistema: il Museo è collocato in un gioco di relazioni dove le parti rimandano al tutto e il tutto alle parti connettendo, Palazzo Reale con mostre temporanee, piazza Duomo e il Duomo stesso con il suo Museo. Il bacino d'utenza passa da un milione e mezzo di visitatori a non meno di cinque. 7) La gente: oltre cinquantamila persone hanno affollato il Museo in una settimana. Un popolo senza volto che tuttavia ha una voce lontana dalla solitudine, l'indifferenza, l'odio, la paura ovvero il peggio della realtà. Infine una riflessione. Prende spunto dal debole dibattito che ruota tra politica, finanziamenti e cultura. Non è vero che vi è una contrapposizione tra economia e cultura. E vero il contrario. La cultura è un'altra forma di economia al centro della quale vi è la persona umana con i suoi desideri, non un cliente con i suoi bisogni. Dobbiamo ricordare che se vi saranno più tensioni ideali ne conseguiranno più efficienze? C'è bisogno di tempo. La cultura non fa salti. Viene in mente «L'idiota di famiglia» di Flaubert. C'è sempre in famiglia uno che ha uno sviluppo ritardato, più lento, che sembra non capire. Eppure alla fine è quello che vede lontano, che sente dentro. È il ruolo della cultura quando è in casa di altri poteri. Perciò, gli unici tagli alla cultura che possiamo accettare in questo momento sono quelli di Lucio Fontana sulle tele. L'appello all'articolo 9 della Costituzione lanciato alla Prima della Scala al Presidente Napolitano va accolto. E firmato. Se l'Italia è il Paese delle città d'arte tutti gli Assessori alla Cultura in nome di una dignità personale prima ancora che istituzionale dovrebbero schierarsi contro «la falsa profondità e la serietà filistea» per affermare che un teatro è importante come un ospedale e un museo vale più di un parcheggio.
MILANO - Le sette chiavi della cultura
Il nuovo Museo del '900 a Milano è stato aperto con un'apertura che risponde alla chiusura del Paese. L'opera pubblica ha un valore economico significativo, stimato intorno ai 3o milioni di Euro, e rappresenta il patrimonio culturale italiano. Il Museo è stato realizzato senza ritardi e senza supplementi economici, e ha attirato oltre cinquantamila persone in una settimana. La cultura è considerata un'altra forma di economia, al centro della quale vi è la persona umana con i suoi desideri, non un cliente con i suoi bisogni. Il ruolo della cultura è importante, soprattutto quando è in casa di altri poteri.
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