Non è più solo questione del Dizionario biografico. Sono tutti i dipendenti dell'Istituto dell' Enciclopedia italiana, la Treccani, che scendono in sciopero oggi e domani per chiedere chiarezza sul futuro. Si fermano per tre ore in ambedue le giornate, dalle 10.30 alle 13.30. A determinare l'agitazione è stata un'intervista del presidente dell'Istituto, Giuliano Amato, che il 2 dicembre su «Repubblica» ha annunciato il tramonto del cartaceo e il trasferimento sul Web del sapere dispensato dalle prestigiose opere Treccani. Un primo passo, al quale. dovrebbe procedere il consiglio d'amministrazione riunito oggi, riguarda il Biografico. All'attuale direttore, il giurista Mario Caravale, subentra lo storico Raffaele Romanelli, che avrà carta bianca per riorganizzare il lavoro e ristrutturare la redazione, con un probabile ridimensionamento dell'organico. Dovrebbe nascere anche un nuovo comitato direttivo più snello, di cui si prevede facciano parte, insieme a Romanelli, Maria Antonietta Visceglia, Enrico Alleva, Alberto Melloni e Adriano Prosperi. Gli ultimi due nomi rappresentano i centri di produzione esterna, ai quali verrà presumibilmente affidato un ruolo sempre più rilevante: la Fondazione per le scienze religiose di Bologna (Melloni) e la Scuola Normale di Pisa (Prosperi). Il tutto sarà ufficializzato nel convegno sull'identità nazionale ItalianiItaliane», che si tiene alla Treccani domani e dopodomani. «È chiaro dichiara Alessandra Uguccioni, redattrice del Biografico che si va verso la smobilitazione, con annunci improvvisi che dimostrano un'assoluta mancanza di rispetto verso i dipendenti. A questo punto lo sciopero è indispensabile per indurre l'azienda a uscire dall'ambiguità». Ancora più aspro Giuseppe Monsagrati, docente di storia che lavora al Biografico da trent'anni: «Non so quale futuro possa avere quest'opera, temo che si vada verso un forte abbassamento qualitativo. Già il licenziamento a mezzo stampa di Caravale, della cui sostituzione abbiamo saputo dai giornali; denota mancanza di stile. La stessa che ha dimostrato Romanelli, il quale mi ha comunicato che non farò più parte della redazione prima ancora di essere nominato direttore. Dicono che bisogna ringiovanire, come "se l'esperienza in campo culturale sia irrilevante. La realtà è che dietro i fumosi discorsi sul Web, cui non seguono mai gli investimenti necessari per un'effettiva digitalizzazione; si cela un'assoluta carenza di idee e di progetti». Tutti discorsi che non impressionano l'amministratore delegato della Treccani, Franco Tatò: «Nella situazione di crisi profonda che attraversa l'editoria, specie il settore enciclopedie e grandi opere, finora siamo stati bravissimi a rimanere a galla Dopo due anni di difficoltà, nel zoio torniamo in attivo e ci prepariamo ai cambiamenti imposti dalla rivoluzione digitale. Per uno sciopero di due mezze giornate non cade il mondo, ma chi lo ha promosso deve mettersi in testa che siamo una società per azioni, non un istituto di cultura finanziato dallo Stato. Orti comportamenti da ente pubblico non ce li possiamo permettere». Ben diverso il punto di vista della rappresentante sindacale Susanna Basile: «Eravamo in attesa di riprendere il confronto sul progetto industriale della Treccani e l'intervista di Amato è stata un fulmine a del sereno. Ma di svolta digitale si era già parlato nel 1998: facemmo anche un accordo che è rimasto lettera morta. Di recente è stata attuata una procedura di mobilità con cui si è ridotto il personale ed è tuttora in vigore un regime di solidarietà che comporta per i lavoratori gravi decurtazioni dello stipendio. Da una parte la dirigenza si sottrae al dialogo con noi, dall'altra ripropone a parole i soliti grandi progetti, senza mai attuarli. Per poi far pagare ai dipendenti il prezzo della sua inerzia».