A proposito della lotta alle attività intellettuali e critiche mossa da questa governo: l'obiettivo è l'eliminazione di qualsiasi i categoria depositaria di un'autorevolezza super partes Suspense significa non sapere se usare il presente o il passato nel raccontare questo incubo. Che sia oggi oppure no il giorno del giudizio, gli strascichi saranno lunghi e deleteri. Anni di patetiche suppliche a questo governo perché non strangolasse la cultura e la scuola: patetiche, sì, perché chiedere demenza a costui in materia di cultura è come implorare Dracula di non azzannare le sue vittime. Poiché il dissanguamento culturale dell'Italia berlusconiana, non è frutto di inettitudine o mancanza di fondi, bensì di un impulso congenito che lascia (lasciava?) intravedere una strategia forse inintenzionale, ma non per questo meno turpe: decapitare il sistema della cultura, del pensiero critico e indipendente che per un regime fondato sull'ipnosi mediatica è l'unico contropotere veramente temibile. Per vivere e prosperare Berlusconi deve uccidere la cultura. Là dove iniziano i territori della ragione illuminista, dei patrimoni inalienabili, di ciò che non si può comprare, lisi arresta il potere del grande Mercante. Là è il suo incubo: coloro che in nome di principi inesorabilmente altri, si rifiutano di prostituirsi o di venire a patti. Non le «opposizioni», non i comunisti sono i suoi nemici più mortali, bensì intellettuali, artisti, giovani ancora incorrotti, custodi e amanti di quegli inestimabili tesori d'arte e di saperi il cui valore, neppure con le più abili usurpazioni, il grande Mercante potrà mai eguagliare. Vestali che starnazzano non appena a Pompei crollano quattro pietre, Barenboim che alla Scala legge la Costituzione, Saviano che sussurrando in tv fa più danni di Floris e Santoro messi insieme, e poi masnade di studenti e ricercatori che infestano tetti e binari! Per combattere questa enclave irriducibile il re dell'etere ha sommerso il paese con una redditizia mercanzia televisiva a misura di un elettorato a basso livello di alfabetizzazione. Con un preciso obiettivo: disintegrare il carisma di intellettuali, artisti, docenti, premi nobel; disinnescarne la carica eversiva rappresentandola in forma di moralismo ipocrita e parassita. Come la fiction ci insegna, l'Italia è oggi il laboratorio di una appropriazione aziendale e di una manipolazione mediatica del sociale molto simile alla Detroit descritta in RoboCop, il profetico film di Paul Verhoeven. Per spingere l'immaginario collettivo ad adottare la verità aziendale come unica possibile, la holding di governo deve screditare come falsa ogni sedicente «indipendenza di giudizio», delegittimare qualsiasi categoria depositaria di un'autorevolezza super partes. Perché come ha sentenziato il capo, nessuno è super partes, nessuno fa niente per niente. Convincere i teleelettori che nessuno è indenne dal fango: questa la chiave. Nessuna auctoritas, nessuna virginitas deve poter smentire il dominio che si alimenta attraverso la simulazione mediatica. Nessuno che, senza peccato, possa alzarsi e scagliare la prima pietra. Nessuno che creda più al bambino quando dice: «il re è nudo». Fuck the culture: squalificare i princìpi, la critica, l'informazione in contrasto con quei comportamenti, icone e bisogni veicolati dai media di regime e modellati a immagine e somiglianza del capo, la cui galoppante volgarità pubblica scommette sull'empatia con la parte più incivile e moralmente anestetizzata della nazione. Nel paese più analfabeta d'Europa è un gioco al massacro fin troppo facile. Basta essere padroni dei media, completamente privi di scrupoli e applicare in modo ferreo questo principio: la politica è la prosecuzione del business con altri mezzi e ha un solo obiettivo: fottere la concorrenza ad ogni costo. Nel grande teatro le marionette si sono mosse a tempo: il ministro che accusa la cultura di affamare il popolo; il ministrovittima che sparge lacrime di coccodrillo su macerie pompeiane e teatrali; quello che gli intellettuali uguale merda; quella che scuola e università erano troppo grasse e adesso le mettiamo a dieta sul serio. Coloro ai quali il degrado e lo smantellamento della cultura risultano intollerabili sono minoranze esigue rispetto all'elettorato teledipendente per il quale i tagli a scuola e cultura mettono fine a sprechi e privilegi di cui finora troppi lavativi politicizzati avevano goduto. E per il quale intollerabile sarebbe invece destinare fondi a Pompei o alla ricerca, a fronte di aziende messe in ginocchio da crisi e alluvioni. Eppure, anni di paziente sabotaggio da parte di questa holding del fango e della falsità rischiano di andare in fumo. In effetti anche nella Detroit di RoboCop, il progetto della Omni Consumer Product di impadronirsi della città andò a rotoli. Come si dice: «chi la dura la vince».