Il recente 'processo "al mondo della cultura italiana, considerato come un lusso negli attuali tempi di crisi e quindi da sottoporre ad un drastico taglio nei finanziamenti, ha aperto un aspro confronto con il mondo della politica, che troppo genericamente ha finito con il racchiudere sotto un'unica etichetta categorie molto diverse tra loro; alla cultura si collegano non solo la formazione scolastica, obbligatoria e professionale, e l'università, ma anche il circuito museale, gli spettacoli teatrali, la produzione cinematografica e televisiva, i concerti musicali, la danza, la ricerca fino all'editoria, presentando ognuna flussi di cassa, conti economici e finalità umane molto diverse tra loro. Come sostenevano i filosofi antichi, esiste una sorta di scala gerarchica tra questi diverse manifestazioni della cultura, che però non ricevono i finanziamenti economici nella stessa proporzione. Se da una parte v'è una classe politica che tende a generalizzare e sminuire il mondo della cultura, dall'altra lo stesso mondo culturale deve effettivamente tornare ad auto analizzarsi, innanzitutto distinguendo tra formazione"e "manifestazione" culturale. La prima, 'forma" la società umana, ne determina lo sviluppo morale, la concretezza economica; la seconda la spinge a riflettere, la ispira, ma alle volte esteticamente la "sazia" e basta, al punto che obnubila la società allontanandola dalla realtà. E più importante un museo di arte contemporanea, un'orchestra musicale cittadina, un reading di poesia o una produzione televisiva? Platone non avrebbe alcun dubbio nell'indicare musica come l'arte più importante, mentre scarterebbe tutto ciò che è imitazione, fiction, perché in modo leopardiano illude, distrae e quindi appare 'falsa'. Questo rapporto della cultura con il 'falso'; in quanto finzione, è un problema effettivo, da sempre presente, ben prima che Bondi diventasse ministro della cultura o che Berlusconi immergesse la società italiana nella fiction" televisiva, dalla quale ora non è più in grado di uscire. Forse non è un caso che siamo nel tempo dell'irreale maghetto Harry Potter, e che abbiamo dimenticato gli eroi concreti, veri, come Oliver Twist e David Copperfield, scaturiti dal positivismo socialista di Charles Dickens. Anche questo distinguere il valore di un testo letterario è cultura. E' una sorta di circolo in cui la cultura fiction può essere smascherata solo con la cultura classica, che aveva accettato di darsi una scala di merito. Per questo nel paese ideale della repubblica platonica i finanziamenti avrebbero favorito la musica, considerata fondamentale nella formazione culturale dell'individuo, mentre le altre arti come la pittura e la poesia, sarebbero relegate ad attività secondarie in quanto "imitazioni" della realtà. È indubbio che oggi il relativismo introdotto dalle avanguardie artistiche, ha fatto dimenticare la distinzione classica tra gli ambiti della cultura, e questo ha contribuito alla decadenza culturale ed economica in cui viviamo. Ed è proprio sul collegamento della cultura con l'economia che intendo chiudere la riflessione: Amartya Sen, l'economista indiano, autore di "Libertà e globalizzazione", dieci anni fa aveva avviato l'incredibile sviluppo dell'India, invitando i politici a riconoscere l'importanza della libertà d'informazione come primo elemento della crescita economica. Più l'informazione è pilotata e distorta dai media, più il paese sprofonda nella crisi. Lo hanno dimostrato le dittature negli anni Settanta dove hanno governato i colonnelli come Argentina, Grecia e Spagna, e di cui oggi si sentono ancora gli strascichi con la crisi dell'euro. I paesi con meno libertà informativa e con minor libertà culturale, poi ne risentono in modo drammatico dal punto di vista economico. Parlare schiettamente dei problemi del lavoro, delle famiglie, della scuola, dell'università, sviscerandoli e rendendoli pubblici, porta la società umana e democratica a prendere coscienza anche delle soluzioni da adottare. Esiste pertanto un legame inscindibile tra cultura e economia che i politici devono forzatamente riconoscere, ma nello stesso tempo anche la cultura deve sapersi ristrutturare, apparire più vera, uscire da quel senso d'inutile, che molto spesso infondono i mastodontici musei che al suo interno espongono "oggetti misteriosi" su cui si scrivono libri altrettanto criptici. È tempo di svegliarci. Difendiamo la scuola, la formazione, l'editoria cartacea vera, ma è tempo di verità anche nella cultura che si deve smarcare dal suo relativismo. È il solo modo perché si colgano le vere esigenze della formazione scolastica e culturale allontanando aberrazioni come l'università via internet che rappresenta il vertice di questa decadenza. In questo dibattito si deve inserire anche la scelta sui poli museali trentini e sulla nuova biblioteca. Ricadranno veramente sull'intero territorio trentino quegli investimenti o diventeranno l'ultimo prestigioso soprammobile della classe che vive nelle città? Di "fiction" ne abbiamo avuta abbastanza, in tutti i campi.
La cultura fattore di crescita economica
Il testo discute la crisi della cultura italiana e il suo rapporto con l'economia. La cultura è considerata un lusso negli attuali tempi di crisi e quindi da sottoporre ad un drastico taglio nei finanziamenti. Tuttavia, la cultura è composta da diverse manifestazioni, come la formazione scolastica, l'università, il circuito museale, gli spettacoli teatrali, la produzione cinematografica e televisiva, i concerti musicali, la danza, la ricerca e l'editoria. Queste manifestazioni hanno flussi di cassa, conti economici e finalità umane diverse tra loro. La cultura è considerata una scala gerarchica, con la formazione culturale come base e le manifestazioni culturali come secondarie.
Artista / Persona
Bene culturale
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