Mentre in certi luoghi i muri cadono e la gloria artistica del passato si sfalda, in altri luoghi come Bologna gli uomini trovano il modo per salvare ciò che testimonia quando «eravamo e pensavamo in arte». Ecco che allora si annuncia il futuro restauro di giganti unici e irripetibili alti più di tre metri come quelli conservati nelle aule dell'Accademia di Belle Arti e, con essi, anche di tre arcate di uno dei luoghi simbolo della città: l'ottocentesca biblioteca dell'Archiginnasio, già sede dell'università. Lo si fa con il mecenatismo e il sostegno di un "nuovo arrivato", Prada, in occasione dell'apertura del negozio in Galleria Cavour. Come sono state state scelte le opere? «Nell'ambito delle competenze d'ufficio di Prada e rilanciando il rapporto di collaborazione tra le istituzioni, l'operazione è stata possibile grazie alla Soprintendenza per i Beni Storici, in collaborazione con il Fai», spiega il neopresidente dell'Accademia di Belle Arti, Alessandro Fiumi. «L'operazione è per noi doppiamente gradita, visto che i quattro gessi, calchi ottocenteschi di opere greche e romane, erano di proprietà del conte Luigi Ferdinando Marsili, fondatore dell'Accademia Clementina della quale quest'anno ricorre il trecentenario». I quattro calchi sono copie di altrettante statue romane o greche custodite agli Uffizi o nel museo Archeologico di Napoli e raffigurano l'Ercole Farnese, la Flora Farnese, un Fauno danzante e un Gruppo di lottatori. Le arcate dell'Archiginnasio sulle quali si interverrà (decorate tra il 1625 e il 1628) sono situate nel quadri-loggiato superiore. Cosa pensa, Alessandro Fiumi, dell'operato del Ministero dei Beni Culturali? «E' assolutamente prioritaria la tutela dei beni e delle attività culturali, pur nella consapevolezza che per molti anni non sono stati considerati come elemento di crescita per il Paese. Le iniziative culturali producono di fatto ricchezza se si associano a strategie di sviluppo e progetti di promozione, come in questo caso».