Caro Romano, aggiungo qualche parola alla sua risposta sul 75, la percentuale italiana dei patrimonio culturale mondiale. Ne ho parlato in un libro, «I predatori dell'arte perduta, il saccheggio dell'archeologia in Italia» (Skira, 2009). Non essendo mai stata compiuta una catalogazione, o un inventario, del patrimonio esistente in Italia né, tanto meno, di quello all'estero, è impossibile paragonare percentualmente tra loro due entità numericamente ignote. Molti degli organismi cui questa statistica era stata attribuita, a suo tempo hanno smentito di averla mai compiuta a un docente di Economia alla Sapienza, Pietro Valentino, e a me. Il dettaglio dimostra solo la debolezza dei Beni culturali in Italia: se uno svarione del genere riguardasse le oscillazioni del pil o del mercato Fiat o il valore delle azioni di qualche importante banca, chissà quante smentite; in questo caso, invece, la «leggenda metropolitana» corre impunita, per discorsi anche paludati e convegni, da almeno 20 anni. Fabio Isman Dalla lettura del suo libro ho appreso che il mito del 75 sarebbe dovuto a un malinteso. Sembra che i175 dei furti d'arte denunciati nel mondo abbia avuto luogo sul territorio italiano e che da questa percentuale, contenuta in un rapporto dell'Interpol diffuso dall'Unesco, qualcuno abbia desunto una conclusione quanto meno azzardata.
Tesori d'arte. Il mito del 75
Un articolo di giornale discute la percentuale italiana dei beni culturali mondiali. Un autore, Romano, ha scritto una risposta sul 75% di patrimonio culturale italiano, ma il suo articolo è stato criticato per aver utilizzato una statistica non supportata. L'autore del testo, Fabio Isman, ha scritto un libro che discute del saccheggio dell'archeologia in Italia e ha menzionato il mito del 75% di patrimonio culturale italiano. Isman afferma che il mito è dovuto a un malinteso e che la percentuale non è supportata da dati. L'Interpol e l'Unesco hanno smentito di aver pubblicato un rapporto che sosteneva la percentuale del 75%.
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