La tradizione le raffigura paludate e un po' ingessate negli abiti classici dell'intervento sociale e del mecenatismo, create magari da un'eredità o dal patrimonio di un benefattore. Invece, da oltre un decennio, con la privatizzazione di molti settori, le 3.300 fondazioni italiane hanno radicalmente mutato veste e sono diventate elementi dinamici per la società guadagnando progressivamente spazi a tutto campo, dal sostegno al volontariato al finanziamento della ricerca medica d'avanguardia. Basta ricordare che gestiscono oggi importanti realtà culturali come il Teatro alla Scala di Milano o il museo Egizio di Torino. Oppure ospedali come il «Gaslini» di Genova. E che la Fondazione Cariplo è la sesta al mondo per ammontare del patrimonio. Ieri a Torino un convegno organizzato dalla Fondazione Giovanni Agnelli, in collaborazione con l'Università del Molise, ha tratteggiato un ritratto di questi nuovi protagonisti. Anzitutto il boom: nel nostro Paese, dall'inizio degli anni Novanta, le fondazioni sono raddoppiate al ritmo di 150 nuove nate ali anno. Con diverse origini: «dal basso» per iniziativa di privati; per dar vita a forme di collaborazione fra pubblico e privato, ad esempio, nella gestione dei musei e dei beni culturali; altre, infine sono sorte come esito di privatizzazione, come le 89 fondazioni di origine bancaria. Di cosa si occupano? In base al primo Censimento Istat sul non profit, il primo settore di attività delle fondazioni italiane è la «Sanità», dove si indirizza il 32, seguito da «Arte e cultura», a cui si dedica il 26, quindi «Filantropia e volontariato» con il 13 e, infine, «Servizi sociali» con I'11. Questi enti senza scopo di lucro si suddividono in due tipologie: le fondazioni di erogazione, modello in voga nei Paesi anglosassoni, che sostengono persone o associazioni e istituzioni. Tra queste, le 100 fondazioni «corporate» create da grandi aziende, che hanno funzione «grant making», erogano cioè finanziamenti ad associazioni, comunità locali o università. Accanto a loro, le fondazioni operative, al momento le più diffuse in Italia, che organizzano e gestiscono direttamente attività come ad esempio case di cura, scuole, biblioteche, centri di ricerca. Ma con questa rapida trasformazione, le fondazioni hanno cambiato anche anima? In altre parole, aderiscono ancora alla cultura e ai valori del terzo settore? Ha tentato di rispondere l'indagine curata da Fabio Ferrucci e Sandro Stanzani dell'Università del Molise, che ha interpellato 300 dirigenti di fondazioni italiane impegnate nel settore sociale (escludendo quelle di origine bancaria). Lo studio sottolinea che «i valori cui si ispira l'azione delle fondazioni sono la centralità del senso di responsabilità, del senso civico, della solidarietà, della tolleranza e del rispetto per gli altri». Insomma - sostengono i ricercatori -«emerge una visione della sfera pubblica ancorata a una cultura del privato sociale fondata su relazioni e azioni a favore della collettività non guidate dalle logiche dello Stato o del mercato». Gli intervistati propendono per una visione innovativa del ruolo degli enti, favorevole a una fondazione «alfiere degli ideali di cultura civica e di ciò che nel terze settore ne può rappresentare la traduzione immediatamente operativa», cioè la sussidiarietà e il lavoro in rete. In declino, per contro, la visione tradizionale di supporto all'azione dello Stato. Se si sentono cittadini a pieno titolo del terzo settore, gli operatori si dichiarano invece preoccupati per il futuro, dato che a differenza degli altri enti non profit, hanno meno finanziaménti pubblici. Attualmente le donazioni private alle fondazioni cominciano ad essere intaccate dalla crisi economica, mentre i redditi patrimoniali hanno una; modesta rilevanza come fonte di risorse. Quindi gli operatori del settore temono che le fondazioni di diritto civile in Italia non riescano più a garantire l'ordinario funzionamento solo con il proprio patrimonio. La sfida dei prossimi anni è riuscire a riequilibrare i rapporti con il pubblico. Altrimenti rischiamo di perdere anche questo piccolo: miracolo italiano.
Fondazioni, miracolo italiano. Un convegno e un'indagine
Le fondazioni italiane sono state tradizionalmente viste come enti che sostengono la società attraverso donazioni e finanziamenti. Tuttavia, negli ultimi decenni, hanno subito una trasformazione radicale, diventando enti dinamici e autonomi che gestiscono attività come ospedali, musei e scuole. Secondo un studio, le fondazioni italiane si sono raddoppiate al ritmo di 150 nuove nate ali anno, con diverse origini, tra cui privatizzazione e collaborazione con il pubblico. Il primo settore di attività delle fondazioni è la Sanità, seguito da Arte e cultura, Filantropia e volontariato.
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