Si oppongono anche i parroci Il progetto di un megaporto da 700 posti barca, capace di ospitare anche navi da crociera, divide Lipari e provoca lalzata di scudi di ambientalisti e di un comitato di isolani che ha già avviato una petizione online per bloccare lopera che verrebbe realizzata da privati con una partecipazione pubblica del Comune. Anche il Pd, alleato di Lombardo alla Regione, chiede al governatore, che ha dato la sua approvazione allopera, di fermare la cementificazione della Marina di Lipari. Il sindaco: "Ci sarà lavoro per tutti" I pescatori: "Non diamo le chiavi di casa ad estranei" La struttura prevede 700 posti barca e lattracco per le navi da crociera LIPARI - "Porti sì, ma non così". È il motto scritto in testa alla petizione che da giorni gira sul web per raccogliere on line migliaia di firme per bloccare la realizzazione del megaporto di Lipari, un progetto da 130 milioni di euro che dovrebbe portare alla realizzazione di 700 nuovi posti barca a Lipari consentendo anche lattracco delle navi da crociera che, al momento, devono limitarsi a costeggiare larcipelago senza potersi fermare. Detta così liniziativa della società mista «Lipari porti spa», costituita al 70 per cento dalla «Condotte dAcqua» e al 30 per cento dal comune di Lipari, dovrebbe raccogliere una pioggia di consensi. Ma non è affatto così, anzi. Oltre allopposizione di buona parte della comunità isolana e degli ambientalisti che hanno lanciato lallarme per un progetto che stravolgerebbe del tutto il profilo naturalistico della marina dellisola, la costruzione del megaporto promette di creare qualche frizione anche allinterno del governo regionale dove il Pd, rispondendo alle forti sollecitazioni della rappresentanza locale, ha già opposto un seppur timido stop al via libero dato qualche mese fa dal governatore Raffaele Lombardo. Le immagini del progetto parlano chiaro: il fronte del porto di Lipari, i due chilometri di costa comprese Marina Corta, Sottomonastero e Marina Lunga verrebbero del tutto ingabbiate da bracci di cemento alti più di quattro metri per proteggere gli ormeggi dai marosi proprio in quel tratto di mare dove, ad appena sette metri di profondità, appena un anno e mezzo fa sono state scoperte le magnifiche rovine di un porto depoca imperiale romana. Vista dallalto, limmagine della nuova Marina Corta è irriconoscibile. Due bracci di cemento ostruirebbero del tutto la vista del mare dalla piazzetta oggi animata da bar e ristoranti. Più avanti, nella parte commerciale di Sottomonastero, verrebbe realizzata una stazione marittima con una struttura da vero e proprio centro commerciale, con negozi, bar e ristoranti. Dicono i pescatori isolani: «Questa è la porta daccesso a casa nostra, mai concederemo le chiavi ad estranei». Mura da quattro metri e mezzo e un secondo centro commerciale anche lungo la baia di Marina Lunga. Il progetto, il cui impatto ambientale è certamente notevole, ha già sollevato più di una perplessità negli osservatori dellUnesco che hanno ipotizzato una possibile esclusione dellisola dalla lista dei siti dichiarati patrimonio dellumanità. Il comitato «Porto sì ma non così» è già passato allazione con la petizione online e spiega così le sue ragioni: «Diciamo no ad un progetto che annegherebbe nel cemento le baie di Marina Corta e Marina Lunga distruggendo una delle più importanti risorse in grado di garantire un futuro turistico agli isolani e che insidierebbe le attività commerciali esistenti. Noi vogliamo un porto adeguato alla realtà dellisola, un porto pubblico realizzato con fondi pubblici che costituisca una reale opportunità per tutti e non un disastro ambientale a beneficio di pochi investitori esterni». Parole a cui il sindaco Mariano Bruno, del Pdl, principale promotore delliniziativa, risponde tagliando corto: «Qui bisogna edificare, cementificare, limportante è che ci sia lavoro per tutti. E voglio anticiparvi che sono intenzionato a realizzare una pista datterraggio per piccoli aerei da trasporto passeggeri». Il business della gestione privata del porto ma anche di tutto lindotto economico commerciale delle nuove strutture previste dal progetto fa gola a molti, ma gli operatori turistici dellisola fanno muro insieme agli ambientalisti e ad una rappresentanza politica locale trasversale, dallUdc al Pd. Qualche giorno fa diversi parlamentari del messinese e gli organi periferici del Pd hanno chiesto al gruppo allArs un impegno chiaro contro il porto ed il segretario Giuseppe Lupo ha promesso un intervento sul governatore Lombardo: « Il Pd siciliano - ha detto Lupo - condivide le preoccupazioni degli abitanti di Lipari sul progetto del megaporto. In una realtà in cui mancano strutture portuali in grado di garantire collegamenti efficienti tutto lanno ed in qualunque condizione atmosferica è lecito chiedersi, come denuncia il Partito democratico dellisola, quale reale impatto positivo possa avere sulla popolazione unopera destinata a funzionare a pieno regime solo nel periodo estivo e a danno delleconomia locale. Chiediamo al presidente Lombardo di esprimere una posizione chiara sulla vicenda, fermo restando la contrarietà del Partito Democratico». Lingegnere Stefano Tomarelli, amministratore della Lipari Porti spa, bolla gli autori delle proteste come «pochi scalmanati che non credono nel progresso» e promette: «Porteremo benessere in queste isole. Avrete lopportunità di ospitare i turisti danarosi e potrete stare meglio di tutti così come vivono gli isolani delle Seychelles e delle Bermuda». Ma persino i parroci annunciano di voler scendere in campo. Dice Don Aurelio Patti: «Buona parte di noi parroci dirà no a quel porto. Perché se venisse realizzato, certamente, quelli ricchi diventerebbero ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri».
la Repubblica
14 Dicembre 2010
SICILIA - Un mega-porto a Lipari? Progetto da 130 milioni per un nuovo mega-approdo
AL
Alessandra Ziniti
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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