Bacoli. Stavolta il semaforo rosso che segnala il degrado di alcuni beni culturali flegrei si accende nel Sacello degli Augustali a Capo Miseno. Qui, nell'edificio dedicato al culto imperiale e sede del collegio, il livello dell'acqua sta superando i limiti di sempre a causa del mancato funzionamento delle pompe idrovore. Lancia l'Sos ancora una volta l'associazione Misenum, costituita da giovani volontari impegnati dal 1998 per la salvaguardia e la promozione del complesso storico-culturale della penisola flegrea. A rischio non sono solo le antiche strutture, pavimenti in mosaico con decorazioni in marmo e colonne; sussiste persino un problema legato alla pubblica sicurezza, in quanto la cabina elettrica e l'impianto d'illuminazione risultano parzialmente sommersi. «Fondamentale per una totale fruizione dell'antico sito è un intervento di manutenzione della struttura elettrica, in modo da ripristinare le idrovore spiega Anna Masuottolo, presidente dell'associazione Misenum - Ne abbiamo inoltrato richiesta alla Soprintendenza anche in vista di un'apertura straordinaria serale e un evento per il Natale». I mosaici con i resti dell'abside intanto sono difficilmente accessibili, la scala che consente una veduta frontale del Sacello è sommersa, il cortile è diventato una sorta di palude per anatre. Il sito è collegato al mare e a una sorgente termale; per l'assorbimento dell'acqua in eccesso, sono state installate poco più di due anni fa pompe idrovore, con fondi pari a 516mila euro stanziati dalla Comunità Europea per il Por 2000-2006. Ma l'impianto attualmente non funziona. Risultato: le antiche strutture, sempre più inabissate e al buio, sono off-limits. «La profondità raggiunge diversi metri aggiunge Masuottolo l'impianto d'illuminazione è sotto il livello dell'acqua con un conseguente problema legato alla sicurezza». Eppure il Sacello degli Augustali - che con la Grotta della Dragonara, il Teatro Romano e il porto costituisce il polo monumentale di Capo Miseno - è tra i siti meglio conservati. Edificato durante la prima età imperiale e suddiviso in un ambiente centrale e due laterali, ha restituito le statue di Vespasiano, Tito, Nerva, Apollo e Venere successivamente conservate nel museo archeologico dei Campi Flegrei. Per favorirne la tutela e una migliore fruizione, tuttavia si rende necessaria anche in questo caso una manutenzione ordinaria. Al buio, per i turisti, anche l'antico teatro di recente restaurato - ricavato dagli antichi nella roccia e a picco sul mare. «Guidiamo i visitatori con le fiaccole perché non c'è energia elettrica, nonostante l'impianto sia funzionante», conclude Anna Masuottolo