Pompei. L'indagine avviata dalla procura per accertare cause e responsabilità del crollo della «Schola Armaturarum» avvenuta lo scorso 6 novembre, e allargatasi a macchia d'olio dopo i successivi crolli, è entrata nel vivo. La prossima settimana i carabinieri che seguono le indagini, coordinati dal capitano Luca Toti, ascolteranno come persona informata dei fatti il direttore degli scavi l'archeologo Antonio Varone, l'esperto della soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei. Nei giorni scorsi sono stati ascoltati dai militari i custodi che, secondo quanto da loro stessi affermato, avevano segnalato nei giorni precedenti al cedimento della scuola dei gladiatori altri cedimenti di muri di contenimento, avvenuti nel perimetro interessato dal crollo del 6 novembre. Non ci sono al momento persone iscritte nel registro degli indagati, tengono a precisare gli inquirenti. Disastro colposo, invece, è uno dei reati ipotizzati. La parola d'ordine del capo della procura Diego Marmo, che tra un mese assumerà personalmente la guida delle indagini in seguito al trasferimento in altri uffici dell'attuale titolare dell'inchiesta, è «priorità assoluta sul caso scavi di Pompei». «Nonostante siamo a corto di sostituti procuratori - ha evidenziato Marmo - e nonostante la confusione che gravita intorno alla gestione di uno dei siti più importanti al mondo, le indagini sull'area archeologica pompeiana continuano senza sosta». In realtà proprio la «confusione» gestionale degli Scavi sarebbe al centro dell'indagine stessa. «Confusione - dice il capo della procura di Torre Annunziata - causata dai continui cambiamenti di soprintendenti, commissari straordinari e dal molteplicarsi di ditte che negli ultimi hanno lavorato per la messa in sicurezza degli scavi». Ed è proprio sulle ditte appaltatrici esterne che si sono concentrate le indagini. «Non è un'inchiesta facile - evidenzia il procuratore capo - capire di chi sono le responsabilità, quando le persone che si sono succedute nei ruoli strategici per la gestione e la tutela del sito archeologico sono tante, è materia difficile. Gli esperti di archeologia che abbiamo delegato, impegnati nei rilievi strutturali sui luoghi dei crolli, e i carabinieri che curano il fronte investigativo, stanno svolgendo un lavoro delicato e di grande spessore professionale. Stiamo raccogliendo fascicoli e testimonianze, per verificare cause e responsabilità. La chiave della soluzione sta nel capire bene l'intricato giro di appalti». In attesa di eclatanti sviluppi nelle indagini, continua la preoccupazione di tour operator è turisti per l'imminente chiusura di tredici domus per mancanza di fondi e di personale. Dal primo gennaio, infatti, i visitatori saranno privati della possibilità di visitare tredici case della città sepolta. La soprintendenza è stata categorica senza lasciare alcun spiraglio alla speranza: «Scaduto il contratto siglato con i sindacati nell'agosto del 2008, che garantiva l'apertura di nuove domus grazie all'impiego del personale della soprintendenza, e la mancanza di fondi per rifinanziare il progetto, si potrebbe ovviare solo con una apertura a singhiozzo». Le domus che chiuderanno dal primo gennaio sono: degli Amorini dorati, del Menandro, di Sallustio, di Marco Lucrezio Frontone, di Obellio Firmo, dell'Ara Massima, dei Quattro Stili, di Casca Longa, di Giulio Polibio, dei Casti Amanti, della Fontana Piccola a Mosaico, del Foro Boario e il Termopolio.