Ingiusto mettere sullo stesso piano la "mission" della Fondazione Morra Greco e la nostra Lo spettacolo offerto in questi giorni non è degno di una comunità civile caro direttore, si vorrà ancor concedere a ogni cittadino il diritto democratico di criticare politici e amministratori, quando si ritiene che stiano sbagliando e di sostenerli quando sembra che siano nel giusto? O questa elementare garanzia è stata sospesa dal nuovo potere regionale e dunque chi si permette di dissentire in pubblico è uno "che fa la guerra"? Tutti capiscono leggendo i giornali che, di questi tempi, ben altri problemi dovrebbero essere affrontati a Napoli e in Campania, per cui sorge il sospetto che il centrodestra campano, da mesi e mesi avvolto nelle trame ordite per sovvertire gli equilibri delle attuali gestioni di un museo darte contemporanea e di un Festival teatrale nazionale, stia anche ammettendo a denti stretti, producendo forti stridori, di aver di fronte un avversario simbolico di un certo peso. Per paradosso, tanta asprezza di toni ci rassicura di non esser passati inosservati: magari diamo sui nervi proprio per aver creato un valore pubblico importante, penetrato nella coscienza dei napoletani e di tanti turisti italiani e no. Infatti, della promozione a Napoli di una forte cultura pubblica moderna il Madre ha fatto la sua orgogliosa e ostica bandiera.E proprio di questo vorremmo cominciare seriamente a dibattere qui, nella nostra città. Perché questo valore sembra oggi messo in discussione, non solo a Napoli e non solo nei musei e nei teatri. Ecco il punto: dubito che sia giusto mettere sul medesimo piano la "mission" della Fondazione Morra Greco, la cui collezione e il cui palazzo (entrambi molto belli) sono proprietà di un privato, con quella della Fondazione Donnaregina, ente completamente pubblico. Partecipai alla costituzione della Fondazione Morra Greco, solo per libera scelta del suo presidente partecipata dalla Regione Campania in minima parte. E fu questo - unicamente questo - il motivo per cui non si trovò il modo legittimo di finanziare con denaro pubblico la ristrutturazione dello storico edificio di via Anticaglia e destinarlo a spazio polivalente per larte contemporanea. Se Caldoro o la Miraglia son riusciti nel frattempo a ottenere da Maurizio Morra Greco la messa in comune del suo ingente patrimonio, tanto di cappello! Noi, a suo tempo, non ne fummo capaci. E comunque, affinché la Fondazione Morra Greco sviluppi competenze professionali adeguate al mondo dellarte contemporanea, dora in poi dovrà non più e non solo investire per produrre e comprare opere, dovrà anche cominciare ad assumere persone e a creare una struttura di lavoro alla luce del sole. Avrà cioè il problema di non pensare più esclusivamente a incrementare il valore privato dei suoi beni, perché le si presenterà anche lobbligo di produrre servizi di qualità per tutti, che costano e che peraltro in Campania, su esplicito mandato statutario, sono già erogati dalla Fondazione Donnaregina. Il governatore Caldoro può esibire buone ragioni quando promette che la Regione non sarà mai più il Comune-impresario di bassoliniana memoria. Ma neanche pare auspicabile che Palazzo Santa Lucia diventi una specie di azienda che si fa concorrenza da sé e per giunta col danaro pubblico, secondo un bislacco dettato liberista. O no? Quel che poi non si capisce è perché si voglia mettere Maurizio Morra Greco, tra laltro uno dei pochissimi collezionisti napoletani che abbiano opere in prestito al Madre, contro di noi o al di sopra di altri soggetti altrettanto significativi: penso a Peppe Morra del Museo Nitsch, al Plart di Maria Pia Incutti e, per esempio spesso sottaciuto, al Pan del Comune di Napoli. Per concludere, ci si può e ci si deve chiedere: in quale città del mondo occidentale sviluppato si ragionerebbe nel senso di depotenziare, anzi di smontare il museo pubblico a vantaggio di strutture quasi tutte private, piuttosto fragili, e poco significative nel panorama internazionale, se paragonate al museo Madre? Ci sono forse in ballo autentiche risorse private (finora mai viste) che bussano impellentemente alle porte di Napoli per implementare quelle pubbliche o non si tratta ancora una volta, sempre e soltanto, di dividere e disperdere in modo clientelare il pochissimo denaro europeo che resta nelle casse della Regione? Il presidente Caldoro, volente o nolente, ha in mano un dossier che gli spiega quali dovrebbero essere i costi del Madre. Noi chiediamo che la verità (ancorché a nostra insaputa accertata e proprio da quelli che oggi si presentano sulla scena come i competitori del museo Donnaregina) sia rispettata. Che tutti coloro i quali ne hanno diritto abbiano accesso alle risorse pubbliche. E che la politica faccia un passo indietro dal mondo della cultura, perché lo spettacolo di questi giorni non è degno di una comunità civile. Lautore è direttore del museo Madre