Rischio di frane e minacce di speculazione edilizia per la necropoli scoperta in via Vitorchiano due anni fa Il tempio di Marco Nonio Macrino è ormai invisibile. Chiusa nei recinti di un cantiere di scavo archeologico sul quale preme quello per due palazzine con vista sul Tevere, la tomba detta del "Gladiatore" è sommersa da un metro e mezzo dacqua piovana. E le idrovore piazzate dalla Soprintendenza fanno quel che possono: la conca profonda sette metri diventa a ogni pioggia un lago per le anatre. Ma lo stato di abbandono della più importante scoperta archeologica del nuovo millennio a Roma è frutto di una mancanza di decisioni sul futuro della necropoli scoperta nel 2008 a via Vitorchiano. Nella melma, che rovina i muri dei tre monumenti venuti alla luce e che sporca i preziosi marmi di Macrino, sono rimasti impantanati il ministero dei Beni culturali e il proprietario del terreno: il costruttore Bonifaci che da tre anni aspetta di sapere cosa deve fare del suo investimento sulla Flaminia. I fondi del commissario straordinario per larcheologia di Roma, Roberto Cecchi, sono ormai finiti. E ora è con un provvedimento di somma urgenza che sono stati trovati nel bilancio ordinario un po di soldi per pompare via lacqua che sommerge le tre alte colonne scanalate, i due capitelli corinzi, parte del soffitto cassettonato e del timpano, e, soprattutto, liscrizione con il nome di Marco Nonio Macrino, ricco patrizio bresciano del II secolo d.C.. Gli studi per rimettere in piedi ciò che miracolosamente rimane del monumento a forma di tempio, sono quasi pronti. Ma lanastilosi deve per il momento aspettare, insieme con il proseguimento delle ricerche che promettono ogn giorno nuove scoperte. Ci sono infatti da trovare i fondi per garantire innanzitutto la guardiania. E cè da decidere una buona volta sulla destinazione duso del lungo, integro tratto dellantica via Flaminia intorno al quale riposava il soldato che seguì Marco Aurelio nella spedizione contro i Quadi e i Marcomanni (da qui laggancio con la storia del film "Gladiator" di Ridley Scott) e alcuni pretroiani. Il costruttore Bonifaci ha avuto il permesso dalla Soprintendenza di costruire due palazzine sulla collinetta a sud-est dello scavo: "peccato" che poi si è scoperto che lì sotto prosegue la tomba di Macrino. Nel 2008 lallora soprintendente Angelo Bottini indicò la soluzione più drastica: finire i sondaggi, rimuovere gli antichi resti e ricostruire il tutto in un museo. I suoi successori hanno invece perorato la causa del mantenimento in situ. Vista leccezionalità del ritrovamento - comprendente la statua di una matrona, quasi certamente la moglie delluomo ritratto nella scultura qui trovata nel 1956 e che ormai al 90 si identifica con Macrino stesso larea di via Vitorchiano potrebbe essere espropriata. E il costruttore risarcito con un altro terreno in compensazione. Invece la conferenza dei servizi non si è ancora chiusa. Senza un progetto sul futuro del sepolcro che il patrizio bresciano volle affacciato sul Tevere, di cui era curatore degli argini, non è possibile neanche approntare un piano di smaltimento delle acque piovane direttamente nel fiume. Così, per il terzo inverno, la necropoli di via Vitorchiano è sommersa. E, sotto la pioggia battente, una costa dellinvaso minaccia di franare addosso ai resti dellultima, sfarzosa casa "del Gladiatore".