SS. Annunziata, una nuova vita per il Cristo del Giambologna L'eccezionale restauro, affidato a Savioli, terminerà a primavera. L'emozione dell'incontro ravvicinato Dallo scorso 29 luglio è stato liberato dai tiranti d'acciaio che lo mantenevano a 6 metri d'altezza e «deposto» in una saletta. Il bellissimo Cristo Crocifisso di Giambologna, che campeggiava nella Cappella della Madonna del Soccorso della SS. Annunziata è affidato alle sapienti mani del modenese Nicola Savioli - uno dei più abili restauratori di bronzi attivo a Firenze da quasi 15 anni - che lo sta facendo tornare a nuova vita, sotto la direzione dei lavori di Laura Lucchesi (per il Comune di Firenze) e di Brunella Teodori (per la soprintendenza al patrimonio storico artistico). Avevamo avuto un primo «incontro ravvicinato» con l'imponente bronzo - realizzato nel 1594 (un anno dopo il Cosimo I a cavallo di piazza della Signoria) e destinato dall'artista stesso ad adornare la cappella dove sarebbe stato sepolto - quasi 2 anni fa, in occasione della presentazione del restauro della volta affrescata dal Poccetti della stessa Cappella della Madonna del Soccorso. Dal ponteggio sfiorammo con le dita una spalla (ruvida) del Crocifisso toccando con mano il «peso» dei secoli su quell'opera strepitosa. «Si tratta di una fusione unica - ha detto Savioli - mai vista per queste dimensioni, realizzata in lega scultorea, cioè 90 di rame e 10 di stagno. Per sé fece il meglio, utilizzando la stessa quantità di bronzo con cui si sarebbero potuti costruire due cannoni, e la realizzazione di questa scultura che meriterebbe di essere maggiormente valorizzata, durò circa una decina di anni. Ma al momento di tirarlo giù era in condizioni davvero brutte. Sulle zone rivolte verso l'alto si era formato uno strato di polvere che, insieme all'umidità. ha costituito una sorta di impacco. Infatti queste parti risultano le più corrose. Ho poi scoperto dei residui di calchi, mentre nelle parti più basse ho dovuto rimuovere uno strato di cera e di nero fumo», ha aggiunto. E vederlo da così vicino, scoprirne i particolari, i pieni e i vuoti del costato e dell'addome, l'espressione ormai senza vita del viso, la delicatezza di certe soluzioni, è davvero stupefacente e, una volta di più,ci fa apprezzare l'arte di questo artista che ha firmato veri e propri capolavori della scultura. «Restaurandolo - ha detto Savioli - ci siamo accorti che è persa per sempre la patinatura amaranto che aveva l'opera, la cui formula resta un segreto, ma di cui restano flebili tracce tra le dita delle mani. Al tempo stesso si apprezzano tanti particolari, come la barba e i capelli realizzati a cesello o i 6 denti della bocca semichiusa e le dita dei piedi che sono una sorta di "firma" del Giambologna». Il restauro prosegue di pari passo con la necessaria campagna diagnostica (comprese radiografie digitali) che prevede studi tecnologici, per meglio comprendere come Giambologna realizzò la fusione e per svelare i tanti segreti che ancora cela questo «oggetto». Il pieno recupero dell'opera, che misura 180 centimetri d'altezza e pesa circa 150 chili, sarà ultimato entro la prossima primavera e alla fine 24mila euro (più Iva). La scultura potrebbe non tornare subito nella Cappella della Madonna del Soccorso, la cui parte inferiore deve essere ancora restaurata. Intanto i Friends of Florence penseranno anche ai sei pannelli (sempre del Giambologna) che adornano la Cappella, così come è prevedibile la sostituzione della parte inferiore della croce di supporto del «Cristone», ormai marcita a causa della forte umidità dell'ambiente. A tal proposito, gioverà ricordare che la proprietà della scultura è del Comune di Firenze il quale, ancora una volta, si distingue per non muovere un dito di fronte al proprio patrimonio storico artistico che si sta irrimediabilmente deteriorando.